di Andrea Laprovitera e Antonio Marino
Ogni essere umano porta con sé una parte d’ombra.
Carl Gustav Jung scelse di indagarla, cercando nei sogni, nei simboli e nell’inconscio una nuova comprensione della psiche umana.
Carl Gustav Jung (1875-1961) è stato uno psichiatra, psicoanalista e saggista svizzero, fondatore della psicologia analitica e una delle figure centrali della cultura del Novecento.
Dopo gli studi di medicina all’Università di Basilea, lavorò all’ospedale psichiatrico Burghölzli di Zurigo, dove condusse ricerche sulle associazioni verbali e sui complessi. Si sposò con Emma Rauschenbach, presenza fondamentale nella sua vita familiare e intellettuale. Nel corso degli anni alternò il lavoro con i pazienti alla scrittura, alle conferenze e al confronto con studiosi appartenenti a discipline diverse.
Il rapporto con Sigmund Freud, inizialmente molto stretto, si interruppe negli anni Dieci a causa di profonde divergenze teoriche. Jung sviluppò quindi una propria concezione della psiche, fondata sull’inconscio collettivo, sugli archetipi e sul processo di individuazione, approfondendo anche i concetti di Persona e Ombra.
Elaborò la teoria dei tipi psicologici e la pratica dell’immaginazione attiva, formulò il concetto di sincronicità e dedicò numerosi studi ai sogni, ai miti, alle religioni e all’alchimia.
La sua opera ha lasciato un’eredità profonda non solo nella psicologia e nella psicoterapia, ma anche nell’arte, nella letteratura e nel pensiero contemporaneo.
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