Kitai: l'attesa di una seconda possibilità

Kitai, nella cultura giapponese, è l'attesa fiduciosa di qualcosa che deve ancora arrivare. È il concetto che accompagna Egle e Denise, protagoniste de Il Giardino Zen, il romanzo d'esordio di Teresa Frasca che racconta come la vita possa offrire una seconda possibilità anche quando tutto sembra ormai deciso. Una storia di memoria, emancipazione femminile, amore e rinascita che attraversa oltre mezzo secolo di storia italiana.


Può una donna avere una seconda possibilità quando tutto sembra già scritto? È la domanda al centro de Il Giardino Zen, romanzo d'esordio di Teresa Frasca edizioni Via Margutta, in uscita a giugno.

Ambientato tra gli anni Sessanta e il presente, il romanzo racconta la storia di due donne appartenenti a generazioni diverse, unite dalla stessa ricerca di libertà.

I richiami alla cultura giapponese

La prima è Egle, cresciuta in un'epoca in cui il ruolo femminile era ancora fortemente subordinato alla figura del marito-padre-padrone, costretta a convivere con tradimenti, violenze psicologiche e limitazioni sociali, sceglie la strada della resistenza silenziosa. Una scelta che richiama l'antico insegnamento orientale attribuito a Confucio: sedersi lungo la riva del fiume e attendere che passi il cadavere del nemico. 

Per Egle la seconda possibilità non arriva all'improvviso, ma è il risultato di anni di attesa, perseveranza e fiducia. È ciò che la cultura giapponese definisce Kitai: l'attesa fiduciosa di qualcosa che deve ancora arrivare. Una pazienza che le consentirà di costruire finalmente la propria indipendenza e il proprio Giardino Zen.

La seconda protagonista è Denise, la figlia. Cresciuta in un'epoca diversa, eredita il coraggio della madre ma sceglie un percorso personale di emancipazione. Quando ormai non si aspetta più grandi sorprese dalla vita, incontra Yamada Yakusho, un uomo giapponese che le offre una nuova prospettiva sull'amore e sull'esistenza, grazie anche alla saggezza acquisita nel suo doloroso passato.

Il loro incontro richiama un altro concetto della filosofia giapponese presente nel romanzo: Koi no Yokan, la sensazione profonda che si prova quando si incontra una persona e si comprende che, prima o poi, ci si innamorerà inevitabilmente di lei.

Tra memoria familiare, trasformazioni sociali e suggestioni provenienti dalla cultura orientale, Il Giardino Zen racconta due diverse seconde possibilità: quella conquistata con la forza della resilienza e quella ricevuta come dono inatteso della vita.

L’ispirazione dell’autrice


A ispirare la presenza della filosofia giapponese nel romanzo è stata anche la visione del film Perfect Days di Wim Wenders, che ha spinto l'autrice ad approfondire una cultura nella quale ha riconosciuto valori come semplicità, equilibrio e attenzione ai piccoli gesti quotidiani e che ha attuato, in modo del tutto spontaneo nella propria esistenza.

“Con questo romanzo ho voluto lasciare un messaggio di speranza - racconta Teresa Frasca - . Credo che ciascuno di noi custodisca dentro di sé un proprio Giardino Zen: un luogo interiore dove rifugiarsi, comprendere il senso delle ferite vissute e trovare la forza per ricominciare. Egle e Denise mi hanno insegnato che la vita può sorprenderci in qualsiasi momento e che non è mai troppo tardi per incontrare la propria libertà, il proprio amore o semplicemente una nuova versione di sé stessi”.

L’autrice

Nata a Genova, Teresa Frasca ha lavorato per molti anni nel settore bancario a Milano e ha vissuto in diverse città italiane. Lettrice appassionata e poetessa autodidatta fin dall'infanzia, ha già pubblicato le sillogi Impressioni e Ninfee, in contemporanea con il romanzo sarà pubblicata la sua terza silloge, Alta Marea. Il Giardino Zen rappresenta il suo esordio nella narrativa.