Dal numero 44 di A6 Fanzine, intervista a Matteo Boscarol, a cura di Sara Di Carlo.
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I mondi di Miyazaki. Percorsi filosofici negli universi dell’artista è un saggio che raccoglie spunti filosofici alla scoperta degli universi creati dal Maestro Miyazaki, al fine di individuare nuove riflessioni non ancora del tutto esplorate.
Il libro è curato da Matteo Boscarol, saggista e critico cinematografico, il quale ci racconta in questa intervista la sua visione sulla produzione del Maestro Miyazaki.
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| Il Libro |
Matteo Boscarol - Direi che, vista l’imponente mole del suo lavoro e la lunga carriera, è quasi impossibile identificare un solo aspetto, mi trovo affascinato da diverse sue opere in diversi periodi.
Come succede per i grandi artisti, direi che, secondo me, il fascino dei suoi lavori risiede nel fatto che sono allo stesso tempo espressione di qualcosa di personale, ma allo stesso tempo rispecchiano il periodo e le condizioni socio-politiche in cui il lungometraggio, la serie o il manga sono usciti.
Gli aspetti di interesse quindi possono essere molteplici e praticamente infiniti anche quando un lavoro non è del tutto riuscito. Senza dimenticare poi che per loro stessa essenza, specialmente film e serie animate sono progetti collettivi, quando si scrive o si parla di Miyazaki si dovrebbe, a mio parere, sempre e paradossalmente pensarlo come un nome collettivo.
Faccio un esempio: non esisterebbero le opere di Miyazaki come le conosciamo oggi senza il fondamentale contributo dell’amico e produttore Suzuki Toshio. Lo si vede molto bene ad esempio ne Il ragazzo e l’airone dove è stata data più libertà a Miyazaki di fare ciò che voleva, senza concedere quasi niente alla fruibilità dell’opera.
Un altro aspetto, scusate la lunga digressione, forse uno degli aspetti che mi stupisce sempre è la capacità della maggior parte dei suoi lavori, specialmente prima degli ultimi due, di affascinare e quasi incantare sia bambini che adulti.
Secondo me non sono tanto le storie, o almeno non solo, ma il tratto dei suoi disegni, i colori ed il movimento ed il ritmo che riesce ad infondere ai suoi personaggi e mondi narrativi che crea.
SDC - Nell'edizione del 2023, il saggio si arricchisce di un capitolo riguardo “Il ragazzo e l'airone”, l'ultima fatica del Maestro Miyazaki. Un anime arrivato al cinema senza alcuna campagna pubblicitaria, salvo l'uscita di un singolo poster. Cosa significa per Miyazaki questo film (non previsto)? Che significato ha per te?
In superficie sì, è nato e cresciuto nell’arcipelago quindi necessariamente ha dei referenti culturali giapponesi, ma non credo all’esclusività o alla “giapponesità” dei mondi di Miyazaki.
Nello specifico per esempio, Il mio
vicino Totoro incarna, o gira attorno, il concetto di satoyama,
che si è sviluppato nell’arcipelago, ma è un modo di intendere il
passaggio fra zone abitate e zone selvaggie che si trova anche in
altre culture e altre parti del mondo.
SDC - In molti suoi lavori, la guerra trasforma letteralmente gli uomini in mostri (si pensi a Marco Pagot che diventa un maiale o a Howl che perde la sua umanità). Qual è il messaggio di Miyazaki sulla trasformazione fisica e morale causata dal conflitto?
Matteo Boscarol - Se c’è un filo rosso lungo tutta la carriera di Miyazaki è un’avversione verso una produzione dove esistano “messaggi” chiari e univoci da veicolare verso e allo spettatore.
SDC - Miyazaki è anche un ammiratore del nostro Paese: in quale dei suoi lavori possiamo notare al meglio l'amore per la nostra Nazione?
Matteo Boscarol - Mi viene in mente soprattutto Porco Rosso.
SDC - Si vocifera che il Maestro Miyazaki stia lavorando a un altro progetto, con i suoi ritmi e la sua attenzione ai dettagli. Secondo te, quando questa nuova produzione vedrà la luce?
Matteo Boscarol - A dir la verità spero proprio di no, Il ragazzo e l’airone è, secondo me, il modo migliore di lasciare le scene, almeno quelle cinematografiche.
SDC - Qual è il tuo rapporto con il Giappone?
Matteo Boscarol - Ci abito da troppi anni, è seconda o “prima patria B”quindi mi riesce difficile darvi una risposta interessante.
SDC - A quali progetti stai lavorando in questo momento?
Matteo Boscarol - Un saggio su Cocoon di Kyō Machiko e sull’adattamento animato del manga e poi già da molti anni mi sto interessando di alcune importanti figure del cinema documentario giapponese, la mia altra grande passione oltre all’animazione.
Matteo Boscarol vive in Giappone, è saggista e critico cinematografico e scrive di cinema per “Il Manifesto” e per alcune riviste in rete. Ha curato Tetsuo. La Filosofia di Tsukamoto Shin’ya (2013), ed è intervenuto in volumi monografici su Satoshi Kon, Oshima Nagisa, Sono Sion, lo Studio Ghibli e con due saggi in “World Film Locations: Tokyo” (2011) e “Agalma” n. 16 (2009). Collabora con il Festival di Lucca come corrispondente dall’Asia. Al momento è impegnato nella stesura di un volume sulla storia del documentario giapponese.


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