Dal numero 44 di A6 Fanzine, intervista a Matteo Boscarol, a cura di Sara Di Carlo.
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I mondi di Miyazaki. Percorsi filosofici negli universi dell’artista è un saggio che raccoglie spunti filosofici alla scoperta degli universi creati dal Maestro Miyazaki, al fine di individuare nuove riflessioni non ancora del tutto esplorate. 

Il libro è curato da Matteo Boscarol, saggista e critico cinematografico, il quale ci racconta in questa intervista la sua visione sulla produzione del Maestro Miyazaki. 

Il Libro

SDC - I mondi di Miyazaki. Percorsi filosofici negli universi dell’artista è un saggio (uscito nella sua prima edizione nel 2018) che raccoglie spunti filosofici alla scoperta degli universi creati dal Maestro Miyazaki, al fine di individuare nuove riflessioni non ancora del tutto esplorate. Qual è l'aspetto che più ti ha colpito di tutta la sua produzione?

Matteo Boscarol - Direi che, vista l’imponente mole del suo lavoro e la lunga carriera, è quasi impossibile identificare un solo aspetto, mi trovo affascinato da diverse sue opere in diversi periodi. 
 
Qualche anno fa, durante la stesura della prima edizione del libro, poteva essere il modo in cui Miyazaki costruiva il mondo non-umano nel manga di Nausicaä o nel cortometraggio Il bruco Boro. 
 
Qualche anno più tardi la semplicità quasi mistica e da “stupore infantile” dei personaggi che animano il mondo di Totoro, o magari più recentemente, la capacità di far saltare in aria la narrazione lineare in Il ragazzo e l’airone.

Come succede per i grandi artisti, direi che, secondo me, il fascino dei suoi lavori risiede nel fatto che sono allo stesso tempo espressione di qualcosa di personale, ma allo stesso tempo rispecchiano il periodo e le condizioni socio-politiche in cui il lungometraggio, la serie o il manga sono usciti. 

Gli aspetti di interesse quindi possono essere molteplici e praticamente infiniti anche quando un lavoro non è del tutto riuscito. Senza dimenticare poi che per loro stessa essenza, specialmente film e serie animate sono progetti collettivi, quando si scrive o si parla di Miyazaki si dovrebbe, a mio parere, sempre e paradossalmente pensarlo come un nome collettivo. 

Faccio un esempio: non esisterebbero le opere di Miyazaki come le conosciamo oggi senza il fondamentale contributo dell’amico e produttore Suzuki Toshio. Lo si vede molto bene ad esempio ne Il ragazzo e l’airone dove è stata data più libertà a Miyazaki di fare ciò che voleva, senza concedere quasi niente alla fruibilità dell’opera.

Un altro aspetto, scusate la lunga digressione, forse uno degli aspetti che mi stupisce sempre è la capacità della maggior parte dei suoi lavori, specialmente prima degli ultimi due, di affascinare e quasi incantare sia bambini che adulti. 

Secondo me non sono tanto le storie, o almeno non solo, ma il tratto dei suoi disegni, i colori ed il movimento ed il ritmo che riesce ad infondere ai suoi personaggi e mondi narrativi che crea.


SDC - Nell'edizione del 2023, il saggio si arricchisce di un capitolo riguardo “Il ragazzo e l'airone”, l'ultima fatica del Maestro Miyazaki. Un anime arrivato al cinema senza alcuna campagna pubblicitaria, salvo l'uscita di un singolo poster. Cosa significa per Miyazaki questo film (non previsto)? Che significato ha per te?
Matteo Boscarol - Non so che cosa significhi per Miyazaki, probabilmente non lo sa neanche lui...non sapere praticamente niente della storia e dello stile animato è stata una delle esperienze cinematografiche, in sala, più gioiose e gratificanti che abbia mai avuto. 
 
La narrazione sognante, quasi allucinata (i grandi parrocchetti) ha poi contribuito a riportarmi al cinema per altre quattro volte per (ri)vedere e (ri)elaborare il film.


SDC - I ricordi di infanzia e il tema della natura sono elementi cari alla narrativa della produzione di Miyazaki. Nascono così fantasiose e strabilianti creature che incantano lo spettatore, sia bambini che adulti. In che modo le creature di Miyazaki, come Totoro o gli Spiritelli della Fuliggine, rappresentano il legame spirituale tra l'uomo e l'ambiente secondo la tradizione shintoista?
Matteo Boscarol - Benchè i lavori di Miyazaki e del suo gruppo partano necessariamente da elementi culturali o storici sviluppatisi nell’arcipleago, non penso che esista necessariamente un qualcosa di tipicamente “giapponese” nelle sue opere. 

In superficie sì, è nato e cresciuto nell’arcipelago quindi necessariamente ha dei referenti culturali giapponesi, ma non credo all’esclusività o alla “giapponesità” dei mondi di Miyazaki.

Nello specifico per esempio, Il mio vicino Totoro incarna, o gira attorno, il concetto di satoyama, che si è sviluppato nell’arcipelago, ma è un modo di intendere il passaggio fra zone abitate e zone selvaggie che si trova anche in altre culture e altre parti del mondo.

SDC - Come viene affrontato il conflitto tra industrializzazione e tutela della natura in capolavori come Principessa Mononoke o Nausicaä della Valle del vento?
Matteo Boscarol - I due lungometraggi sono indubbiamente molto legati, alcune tematiche sviluppate nel lungometraggio del 1984 vengono approfondite e svuluppate in Mononoke, fondamentale è in questo senso il manga di Nausicaä, è uno dei picchi artistici di Miyazaki, i cui temi influenzarono molto il film del 1997. 
 
Le preoccupazioni ecologiche di Miyazaki hanno un’impennata dopo la scoperta della sindrome di Minamata, disatro causato dalla compagnia Chisso che uccise e rovinò e continua purtroppo a farlo, migliaia di vite umane. 
 
Da lì e da altre riflessioni personali, e dal suo passato di giovane di sinistra, Miyazaki però porta a condannare non tanto la tecnologia in sè (si pensi alla figura dell’aereo di guerra, bello ma letale), ma piuttosto il maccchinario capitalistico-industriale che non pensa in maniera olistica.

SDC - In altri anime invece si nota fortemente il suo totale essere anti-militarismo, ripudiando la guerra e tutti ciò che la riguarda. Miyazaki è un noto appassionato di ingegneria bellica e velivoli, eppure i suoi film sono profondamente pacifisti. In che modo film come Si alza il vento o Porco Rosso risolvono questa contraddizione tra il fascino per il volo e l'orrore della guerra?
Matteo Boscarol - Come si diceva più sopra, una delle caratteristiche più affascinanti della sua produzione è proprio questo contrasto fra l’amore, quasi un’ossessione, per i veicoli volanti, specialmente quelli bellici, e un forte credo antimilitarista. 
 
Non penso che questa opposizione venga superata, rappresenta al contrario molto bene la complessità, con tutti i suoi difetti, di Miyazaki, e in fin dei conti il groviglio di passioni, credi, odi e tendenze di cui ognuno di noi è formato.

SDC - In molti suoi lavori, la guerra trasforma letteralmente gli uomini in mostri (si pensi a Marco Pagot che diventa un maiale o a Howl che perde la sua umanità). Qual è il messaggio di Miyazaki sulla trasformazione fisica e morale causata dal conflitto?
Matteo Boscarol -
Se c’è un filo rosso lungo tutta la carriera di Miyazaki è un’avversione verso una produzione dove esistano “messaggi” chiari e univoci da veicolare verso e allo spettatore. 
 
Rifacendomi anche alla precedente domanda direi invece che Miyazaki ci pone davanti a dei grovigli, dei nodi morali ed estetici che non devono necessariamente essere risolti. 
 
Al di là dell’accattivante e moralmente giusto “meglio maiale che fascista”, insomma al di là dei vari meme che possono essere estratti dalle sue opere, la sua produzione andrebbe esperita soprattutto per i problemi che solleva e per le figure che crea e non tanto per le soluzioni che non ha.

SDC - Miyazaki è anche un ammiratore del nostro Paese: in quale dei suoi lavori possiamo notare al meglio l'amore per la nostra Nazione?
Matteo Boscarol -
Mi viene in mente soprattutto Porco Rosso.

SDC - Si vocifera che il Maestro Miyazaki stia lavorando a un altro progetto, con i suoi ritmi e la sua attenzione ai dettagli. Secondo te, quando questa nuova produzione vedrà la luce?
Matteo Boscarol -
A dir la verità spero proprio di no, Il ragazzo e l’airone è, secondo me, il modo migliore di lasciare le scene, almeno quelle cinematografiche.

SDC - Qual è il tuo rapporto con il Giappone?
Matteo Boscarol -
Ci abito da troppi anni, è seconda o “prima patria B”quindi mi riesce difficile darvi una risposta interessante.

SDC - A quali progetti stai lavorando in questo momento?
Matteo Boscarol - Un saggio su Cocoon di Kyō Machiko e sull’adattamento animato del manga e poi già da molti anni mi sto interessando di alcune importanti figure del cinema documentario giapponese, la mia altra grande passione oltre all’animazione.

 

Matteo Boscarol vive in Giappone, è saggista e critico cinematografico e scrive di cinema per “Il Manifesto” e per alcune riviste in rete. Ha curato Tetsuo. La Filosofia di Tsukamoto Shin’ya (2013), ed è intervenuto in volumi monografici su Satoshi Kon, Oshima Nagisa, Sono Sion, lo Studio Ghibli e con due saggi in “World Film Locations: Tokyo” (2011) e “Agalma” n. 16 (2009). Collabora con il Festival di Lucca come corrispondente dall’Asia. Al momento è impegnato nella stesura di un volume sulla storia del documentario giapponese.