Dalla cucina coreana alla bellezza: le molteplici espressioni della K-culture in Italia |
- Proiezione del nuovo film del regista Na Hong-jin, Hope; lo spettacolo teatrale Haribo Kimchi dell’artista Koo Jaha; una gara culinaria rivolta agli chef italiani: il decimo anniversario dell’Istituto Culturale Coreano in Italia celebrato con un ricco programma di eventi culturali |
ondato il 26 ottobre 2016, l’Istituto Culturale Coreano in Italia celebra quest’anno il suo decimo anniversario. Per ripercorrere i risultati raggiunti in dieci anni di scambi culturali tra Corea e Italia e promuovere ulteriormente la cooperazione culturale tra i due Paesi, lo scorso ottobre l’Istituto ha organizzato una serie di iniziative che hanno permesso al pubblico di scoprire le molteplici sfaccettature della cultura coreana. Tra gli appuntamenti principali, lo spettacolo teatrale Haribo Kimchi di Koo Jaha, artista e regista insignito del prestigioso International Ibsen Award, è approdato sui palcoscenici di alcuni dei più importanti festival italiani.
Lo spettacolo è andato in scena il 24 e 25 ottobre a Roma, nell’ambito del Romaeuropa Festival, e il 28 e 29 ottobre a Milano, nell’ambito del FOG Festival presso Triennale Milano. In particolare, a Roma, inizialmente erano previste due repliche, ma, a seguito del rapido esaurimento di tutti i posti disponibili e delle numerose richieste di ulteriori rappresentazioni, è stata aggiunta una terza replica il 25 ottobre alle ore 16:00. Tutte e tre le rappresentazioni hanno registrato il tutto esaurito.
Uno spettatore presente alla rappresentazione ha commentato: «Questo spettacolo mi ha offerto l’occasione di riflettere su aspetti a cui normalmente non pensiamo, come la condizione di chi vive da straniero e le esperienze che si affrontano in una cultura diversa dalla propria. Allo stesso tempo, mi ha fatto nascere una curiosità verso la cucina coreana, che fino a quel momento mi era poco familiare».
Il 26 ottobre, presso il cinema The Space Cinema Moderno di Roma, si è tenuta una proiezione speciale del nuovo film Hope, riservata agli iscritti all’Istituto Culturale Coreano. Presentato in anteprima mondiale all’edizione di quest’anno del Festival di Cannes, Hope ha offerto a circa 400 iscritti dell’Istituto un’ulteriore occasione per scoprire il fascino del cinema coreano. La caratteristica tensione narrativa, il coinvolgimento emotivo e l’umorismo che contraddistinguono il cinema del regista Na Hong-jin, autore di film quali The Wailing e The Yellow Sea, hanno raggiunto il pubblico superando ogni barriera linguistica.
Il 27 e 28 ottobre si sono svolte diverse iniziative gastronomiche rivolte a chef provenienti da varie località italiane, tra cui la Sicilia, Venezia e Roma. L’obiettivo era quello di invitare gli chef italiani a reinterpretare lo jang, una delle principali categorie di alimenti fermentati della tradizione coreana, promuovendo al contempo il dialogo interculturale tra Corea e Italia nel settore gastronomico. La cultura coreana della preparazione dello jang è inoltre riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale dell’umanità .
La prima giornata è stata dedicata a un workshop presso l’Istituto, durante il quale la maestra artigiana Ki Soon-do, insignita del titolo di Maestra della Gastronomia Tradizionale Coreana, ha illustrato ai partecipanti gli aspetti teorici e pratici delle tradizionali paste e salse fermentate coreane, tra cui il gochujang (pasta di peperoncino), il doenjang (pasta di soia fermentata) e il ganjang (salsa di soia). I 16 chef che hanno preso parte al workshop sono stati poi coinvolti, il giorno successivo, nella competizione culinaria intitolata «Jang in cucina. Sapori coreani, creatività italiana», concepita come naturale prosecuzione del percorso formativo. I partecipanti si sono sfidati nella realizzazione di piatti originali, disponendo di 70 minuti per combinare liberamente gli ingredienti italiani con le diverse varietà di jang coreani e presentare le proprie creazioni.
L'iniziativa ha rappresentato un'occasione per esplorare le potenzialità di impiego dello jang nella cucina italiana, attraverso un percorso che ha trasformato l'apprendimento in sperimentazione creativa. Il risultato è stato la realizzazione di piatti originali, capaci di fondere armoniosamente le tradizioni gastronomiche dei due Paesi.
Il primo premio è stato assegnato al piatto «La Quaglia tra Oriente e Occidente», una creazione che propone una rivisitazione originale dell’incontro tra cucina coreana e italiana. Il piatto consiste in una ballotina di quaglia marinata con gochujang alla fragola, accompagnata da una versione coreana del gyeran-jjim (uovo al vapore), reinterpretato attraverso la stracciatella, la tradizionale zuppa romana a base di uova.
Il secondo premio è andato a «Gallinella Beccafico, Fermento», una rivisitazione del piatto tradizionale siciliano delle sarde a beccafico, realizzata utilizzando la gallinella di mare e il doenjang coreano. La preparazione arricchisce il caratteristico equilibrio di sapori agrodolci, sapidi e leggermente amarognoli della cucina siciliana con la profonda sapidità umami della pasta di soia fermentata. Particolare attenzione è stata dedicata alle affinità tra il doenjang coreano e la salsa italiana di acciughe fermentate, entrambi accomunati da tecniche di conservazione e maturazione, evidenziando così le possibili connessioni tra le culture gastronomiche dei due Paesi.
La maestra Ki Soon-do ha dichiarato: «Tutti i piatti presentati hanno dimostrato un'eccellente creatività e un alto livello di esecuzione, rendendo particolarmente difficile il lavoro della giuria», esprimendo inoltre la propria gratitudine a tutti gli chef partecipanti.
Anche gli chef hanno espresso grande soddisfazione per l’esperienza, definendola «un’importante opportunità per conoscere la cultura e i sapori dello jang coreano e sperimentarne direttamente l’impiego nelle proprie preparazioni». Per molti di loro si è trattato di un’esperienza indimenticabile.
Il 2 e 3 novembre, inoltre, l’Istituto ha ospitato un workshop dedicato alla K-beauty. L’iniziativa ha permesso ai partecipanti di sperimentare direttamente alcune tecniche di skincare ispirate al concetto di «pelle di vetro» (glass skin), oltre ad alcune caratteristiche distintive del make-up coreano, come l’aegyo-sal (il delicato rilievo sotto gli occhi che conferisce allo sguardo un aspetto più luminoso e giovanile) e le labbra con effetto sfumato (gradient lips). Sono state inoltre illustrate nel dettaglio le caratteristiche, le funzioni e i benefici dei cosmetici coreani, rispondendo così al crescente interesse del pubblico italiano nei confronti della K-beauty.
Uno dei partecipanti ha espresso la propria soddisfazione, dichiarando: «Conoscevo già la K-beauty, ma grazie a questo evento ho avuto la possibilità di approfondire, con il supporto di esperti, la varietà dei prodotti coreani e le corrette modalità di utilizzo». In particolare, è stato apprezzato il make-up coreano, che, a differenza dello stile mediterraneo, pone maggiormente l’accento sulla naturalezza. I partecipanti hanno inoltre manifestato l’intenzione di integrare nella propria routine quotidiana di skincare le tecniche di applicazione del viso spray apprese durante il workshop e i cosmetici che hanno avuto modo di provare direttamente.
Un rappresentante dell’Istituto Culturale Coreano in Italia ha dichiarato: «Grazie al grande sostegno ricevuto per le iniziative organizzate in occasione del decimo anniversario della nostra fondazione, tutti gli eventi hanno registrato il tutto esaurito con largo anticipo. Desideriamo ringraziare sinceramente tutte le persone che hanno partecipato, contribuendo al successo delle iniziative, e che hanno dimostrato un profondo interesse per la cultura coreana».
Ha inoltre aggiunto: «Anche nel mese di novembre continueremo a promuovere un ricco e variegato programma di scambi culturali, attraverso iniziative dedicate alla letteratura, al teatro e alla danza contemporanea».
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