Un atto di coraggio

di Ernesto Anderle







Questo libro si apre con una domanda, apparentemente semplice, che blocca l’autore: perché disegno?

E, prima ancora, perché l’essere umano ha cominciato a farlo?

Per cercare una risposta ricontatta un vecchio professore, che gli racconta dei primi uomini che si spingevano nel buio delle grotte per lasciare un’immagine sulle pareti, e poi continua a indagare: parla con amici, artisti, con i suoi editori, segue coincidenze che sembrano segnali. Ogni incontro aggiunge un punto a una mappa sempre più strana: l’arte, l’istinto, il successo, la paura, la morte, la follia, il bisogno di ricontattare qualcosa dentro di noi e darle una forma che ancora non sappiamo dire.

Intanto Dado ha trentacinque anni, fa un lavoro che detesta e vorrebbe scrivere ciò che sente. Ma per trovare la propria voce dovrà allontanarsi dalla vita che conosce e avere il coraggio di immergersi in se stesso. Le due storie finiscono così per riflettersi l’una nell’altra.

Tra autobiografia e racconto surreale, Un atto di coraggio cerca l’origine del gesto creativo e il punto misterioso in cui una vita diventa immagine, racconto, segno, per scoprire che, forse, per trovare ciò che abbiamo davvero da dire bisogna prima avere il coraggio di perdersi.

La vita ci parla, è difficile avere il coraggio di ascoltarla.

Perché facciamo arte?
Forse per dare una forma al caos, attraversare il buio, scoprire chi siamo.

Creare significa esporsi, perdersi, rischiare di trovare qualcosa che non ci aspettavamo.

È un atto di coraggio.

Il Genocidio dimenticato

di Alessandro Benassi, Michelangelo Tani e Francesco Carlini








La testimonianza di Otto Rosenberg ha rotto il silenzio sullo sterminio nazifascista dei popoli sinti e rom.

Una storia vera che non ricerca una morale consolatoria ma dona voce a una memoria ancora troppo poco raccontata.

Lo sterminio dei popoli sinti e rom perpetrato dalla Germania nazista provocò la morte di 500.000 persone. Otto Rosenberg, figlio di una famiglia sinti berlinese e proletaria, ha vissuto in prima persona questo genocidio riuscendo a sopravvivere alle leggi razziali e al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Negli anni Novanta la sua testimonianza dimostrò che come la Shoah, anche lo sterminio di sinti e rom non fu un evento improvviso. Anche sinti e rom erano da secoli ostracizzati e strumentalizzati come capri espiatori dei mali delle comunità.

Un razzismo talmente consolidato da perpetuarsi anche nel dopoguerra, quando rese molto complesso per i sopravvissuti come Otto vedersi riconosciuti i propri diritti di deportati.