E se potessimo correggere la realtà , ma a pagare il prezzo fosse qualcun altro?
🌌 In questa intervista a Giulio Signore parliamo di Il prezzo che nessuno ha scelto (VARENIVA), il primo capitolo della saga Il Debito Aperto in uscita il 27 ottobre 2026. Un viaggio tra fantasy, speculative fiction e dilemmi morali profondissimi.
SDC- "Il prezzo che nessuno ha scelto" è un titolo che evoca immediatamente un senso di ingiustizia e di colpa condivisa. Da dove nasce l'ispirazione per questo romanzo e come si posiziona nel panorama dello speculative e science fantasy italiano?
Giulio Signore - L'idea è nata da una domanda piuttosto semplice: cosa succederebbe se potessimo correggere qualcosa che è andato storto, ma il prezzo di quella correzione non ricadesse necessariamente su di noi? Da lì è nato il concetto del debito, e poi tutto il resto.
Mi interessava soprattutto evitare una dinamica in cui modificare la realtà fosse semplicemente un potere. Volevo che ogni intervento avesse conseguenze e che il vero problema non fosse soltanto capire se qualcosa può essere cambiato, ma chiedersi chi pagherà per quel cambiamento.
Per questo faccio anche un po' fatica a collocare il romanzo dentro un unico genere. Parte con un'atmosfera che può sembrare fantasy, ma progressivamente introduce elementi più vicini alla speculative fiction e allo science fantasy. Non ho cercato di scrivere pensando a una casella precisa del mercato italiano. Ho costruito prima le regole del mondo e la storia di Teren, e il genere è venuto fuori da quelle scelte.
Credo che Il prezzo che nessuno ha scelto trovi il suo spazio proprio in quella zona di confine: usa l'immaginario fantastico non tanto per raccontare un potere straordinario, quanto per mettere i personaggi davanti alle conseguenze delle loro decisioni.
SDC - Il protagonista, Teren, muove i suoi passi da una ferita profonda e privata: l'assenza della figlia. Quanto è importante per te radicare una narrazione speculativa così complessa in un dramma umano e familiare così viscerale?
Giulio Signore - Per me era fondamentale. Tutto il sistema narrativo del romanzo, per quanto possa diventare complesso, doveva partire da qualcosa di estremamente semplice e umano. Teren non comincia il suo viaggio perché vuole comprendere le regole della realtà o perché desidera cambiarla. Comincia perché gli manca sua figlia.
Questa distinzione per me è importante, perché permette al lettore di scoprire il mondo insieme a lui. Prima viene la persona, poi arriva il meccanismo. E quando Teren comprende che ciò che sembrava immutabile forse non lo è, quella scoperta non rimane astratta: immediatamente significa qualcosa per lui.
Da quel momento nasce anche il conflitto più difficile. Se avessimo la possibilità di recuperare qualcuno che amiamo, fino a che punto saremmo disposti a spingerci? E soprattutto, cambierebbe la nostra risposta sapendo che il prezzo potrebbe essere pagato da qualcun altro?
È proprio questo contrasto che mi interessava. Più l'universo narrativo si allarga, più volevo che il lettore potesse continuare a vedere al centro un padre, una figlia e una perdita. Senza quella componente umana, il sistema del debito sarebbe rimasto soltanto una buona idea speculativa. Con Teren, invece, diventa una scelta personale.
SDC - Entriamo nel cuore del progetto: ci descrivi l'universo in cui si muove la storia? Come si bilanciano gli elementi tipici del fantasy con le intuizioni dello science fantasy in un mondo che "sembra immutabile"?
Giulio Signore - Il mondo in cui si muove Teren è costruito inizialmente per essere percepito come qualcosa di stabile. Esistono regole, luoghi, distanze e soprattutto una normalità che i personaggi hanno imparato ad accettare. Il punto è che quella stabilità , andando avanti nella storia, comincia a mostrare delle crepe.
Mi interessava molto lavorare sulla differenza tra ciò che un personaggio considera impossibile e ciò che, invece, semplicemente non comprende ancora. È anche da qui che nasce l'incontro tra fantasy e science fantasy. All'inizio alcuni fenomeni possono essere percepiti quasi come qualcosa di magico, perché mancano gli strumenti per interpretarli. Progressivamente, però, il lettore scopre che dietro ciò che accade esistono regole, limiti e conseguenze.
Ho cercato quindi di non separare nettamente i due generi. Il fantasy contribuisce soprattutto alla percezione del mondo, al mistero e al senso di scoperta; la componente science fantasy emerge quando iniziamo a interrogarci sul funzionamento di ciò che sembrava inspiegabile.
E credo che una delle idee centrali del romanzo sia proprio questa: un mondo può sembrarci immutabile non perché lo sia davvero, ma perché abbiamo vissuto abbastanza a lungo dentro le sue regole da smettere di metterle in discussione.
SDC - Nel libro si scopre che la realtà può essere "corretta". Come funziona questo meccanismo all'interno delle tue regole narrative? È una forma di magia, una tecnologia perduta o una manipolazione delle leggi universali?
Giulio Signore - Preferisco non dare una risposta completamente netta, perché una parte importante del viaggio di Teren consiste proprio nel capire che cosa stia realmente accadendo.
Nel romanzo la correzione non è però un espediente senza regole. Non basta desiderare qualcosa perché la realtà cambi, e soprattutto non esiste una modifica gratuita. È un fenomeno che obbedisce a una logica precisa, anche quando i personaggi non possiedono ancora gli strumenti per comprenderla.
All'inizio può essere interpretata quasi come magia, perché viene osservata attraverso gli occhi di persone che non conoscono il meccanismo che hanno davanti. Ma andando avanti emergono regole, limiti e conseguenze che spostano progressivamente la percezione verso lo science fantasy.
La cosa che mi interessava maggiormente, però, non era spiegare soltanto come si modifica la realtà . Era chiedermi cosa succede dopo. Se correggo qualcosa che considero sbagliato, quella correzione produce necessariamente un mondo migliore? E soprattutto, se ogni modifica genera un costo che potrebbe ricadere su qualcun altro, posso ancora considerarla semplicemente una correzione?
È lì che, per me, il meccanismo smette di essere soltanto worldbuilding e diventa il cuore morale della storia.
SDC - Ogni intervento sulla realtà genera un "debito", un prezzo che spesso viene pagato da chi non ha scelto nulla. Come si riflette questa regola sulle dinamiche del mondo e sulla coesione sociale che i lettori troveranno nel volume?
Giulio Signore - Il debito nasce proprio dall'idea che nessuna modifica della realtà possa essere isolata. Quando qualcosa viene corretto, le conseguenze non riguardano soltanto chi ha compiuto quella scelta. Possono propagarsi e coinvolgere persone che non sanno nemmeno che quella decisione sia stata presa.
Questo crea un problema che per me è più interessante del potere stesso di intervenire sulla realtà : la responsabilità . Se sono io a scegliere ma potrebbe essere qualcun altro a pagarne il prezzo, fino a che punto quella scelta appartiene ancora soltanto a me?
Nel primo volume questa regola viene scoperta progressivamente, quindi non volevo presentare fin dall'inizio una società perfettamente consapevole del sistema e organizzata attorno ad esso. Il lettore comprende la portata del debito insieme ai personaggi e comincia a vedere come qualcosa che inizialmente sembra personale possa avere conseguenze molto più ampie.
Ed è proprio qui che entra in gioco la coesione sociale. Nel momento in cui le persone comprendono che le decisioni di qualcuno possono modificare la vita di altri, fiducia, responsabilità e libertà individuale assumono un significato diverso.
Il Debito Aperto nasce anche da questo: non soltanto dal prezzo di una singola scelta, ma da ciò che accade quando quel prezzo rimane nel mondo e qualcun altro deve fare i conti con esso.
SDC - Visivamente e atmosfericamente, a quali immaginari hai attinto per dare forma a questo scenario? C'è un'estetica particolare o un sapore visivo che guida l'immersione nel romanzo?
Giulio Signore - Più che partire da un riferimento visivo preciso, ho cercato di costruire l'atmosfera attraverso una sensazione: quella di trovarsi in un mondo antico, concreto e apparentemente stabile, nel quale però c'è sempre qualcosa che non torna del tutto.
Mi interessavano molto i contrasti. Luoghi che sembrano familiari ma che nascondono regole che ancora non conosciamo, spazi ampi contrapposti a momenti quasi claustrofobici, silenzi e dettagli che acquistano importanza quando il lettore comincia a capire che la realtà potrebbe non essere esattamente ciò che sembra.
Anche per questo non volevo un'estetica puramente fantasy né apertamente fantascientifica. Preferivo che la componente science fantasy emergesse gradualmente anche nell'immaginario, nello stesso modo in cui emerge nella comprensione dei personaggi.
Se dovessi descrivere il sapore visivo del romanzo con poche parole, direi materico, austero e sospeso. Volevo che il mondo sembrasse abbastanza reale da poter essere toccato, ma allo stesso tempo lasciasse costantemente la sensazione che, appena oltre ciò che vediamo, ci sia qualcosa che ancora non comprendiamo.
SDC - Il libro apre le porte a una saga articolata, Il Debito Aperto. Pubblicare il primo volume con un progetto indipendente come VARENIVA che tipo di libertà ti ha concesso nella costruzione di questo universo?
Giulio Signore - La libertà più importante è stata quella di poter costruire la storia partendo dalle sue esigenze, senza doverla adattare a una struttura decisa a priori. Il Debito Aperto nasce come una saga e questo significa poter seminare elementi nel primo volume che acquistano un significato più ampio andando avanti, senza avere la necessità di spiegare o chiudere tutto immediatamente.
VARENIVA nasce anche da questa esigenza. È un progetto editoriale indipendente che mi permette di mantenere il controllo sull'intero processo, dalla costruzione narrativa alla revisione, fino alla pubblicazione. Naturalmente questa libertà ha anche un'altra faccia: significa assumersi direttamente la responsabilità delle scelte e degli eventuali errori.
Per me indipendenza non significa lavorare senza regole. Quasi il contrario. Quando costruisci un universo destinato a svilupparsi attraverso più volumi, devi essere particolarmente rigoroso sulla continuità , sulle conseguenze delle decisioni e su ciò che hai stabilito in precedenza, perché ogni scelta può condizionare quello che scriverai molto più avanti.
La cosa che apprezzo maggiormente è proprio questa possibilità : lasciare che l'universo cresca mantenendo una direzione precisa, ma senza costringerlo dentro una forma soltanto perché sarebbe più semplice da pubblicare o da classificare.
Giulio Signore - Per me era fondamentale. Tutto il sistema narrativo del romanzo, per quanto possa diventare complesso, doveva partire da qualcosa di estremamente semplice e umano. Teren non comincia il suo viaggio perché vuole comprendere le regole della realtà o perché desidera cambiarla. Comincia perché gli manca sua figlia.
Questa distinzione per me è importante, perché permette al lettore di scoprire il mondo insieme a lui. Prima viene la persona, poi arriva il meccanismo. E quando Teren comprende che ciò che sembrava immutabile forse non lo è, quella scoperta non rimane astratta: immediatamente significa qualcosa per lui.
Da quel momento nasce anche il conflitto più difficile. Se avessimo la possibilità di recuperare qualcuno che amiamo, fino a che punto saremmo disposti a spingerci? E soprattutto, cambierebbe la nostra risposta sapendo che il prezzo potrebbe essere pagato da qualcun altro?
È proprio questo contrasto che mi interessava. Più l'universo narrativo si allarga, più volevo che il lettore potesse continuare a vedere al centro un padre, una figlia e una perdita. Senza quella componente umana, il sistema del debito sarebbe rimasto soltanto una buona idea speculativa. Con Teren, invece, diventa una scelta personale.
SDC - Entriamo nel cuore del progetto: ci descrivi l'universo in cui si muove la storia? Come si bilanciano gli elementi tipici del fantasy con le intuizioni dello science fantasy in un mondo che "sembra immutabile"?
Giulio Signore - Il mondo in cui si muove Teren è costruito inizialmente per essere percepito come qualcosa di stabile. Esistono regole, luoghi, distanze e soprattutto una normalità che i personaggi hanno imparato ad accettare. Il punto è che quella stabilità , andando avanti nella storia, comincia a mostrare delle crepe.
Mi interessava molto lavorare sulla differenza tra ciò che un personaggio considera impossibile e ciò che, invece, semplicemente non comprende ancora. È anche da qui che nasce l'incontro tra fantasy e science fantasy. All'inizio alcuni fenomeni possono essere percepiti quasi come qualcosa di magico, perché mancano gli strumenti per interpretarli. Progressivamente, però, il lettore scopre che dietro ciò che accade esistono regole, limiti e conseguenze.
Ho cercato quindi di non separare nettamente i due generi. Il fantasy contribuisce soprattutto alla percezione del mondo, al mistero e al senso di scoperta; la componente science fantasy emerge quando iniziamo a interrogarci sul funzionamento di ciò che sembrava inspiegabile.
E credo che una delle idee centrali del romanzo sia proprio questa: un mondo può sembrarci immutabile non perché lo sia davvero, ma perché abbiamo vissuto abbastanza a lungo dentro le sue regole da smettere di metterle in discussione.
SDC - Nel libro si scopre che la realtà può essere "corretta". Come funziona questo meccanismo all'interno delle tue regole narrative? È una forma di magia, una tecnologia perduta o una manipolazione delle leggi universali?
Giulio Signore - Preferisco non dare una risposta completamente netta, perché una parte importante del viaggio di Teren consiste proprio nel capire che cosa stia realmente accadendo.
Nel romanzo la correzione non è però un espediente senza regole. Non basta desiderare qualcosa perché la realtà cambi, e soprattutto non esiste una modifica gratuita. È un fenomeno che obbedisce a una logica precisa, anche quando i personaggi non possiedono ancora gli strumenti per comprenderla.
All'inizio può essere interpretata quasi come magia, perché viene osservata attraverso gli occhi di persone che non conoscono il meccanismo che hanno davanti. Ma andando avanti emergono regole, limiti e conseguenze che spostano progressivamente la percezione verso lo science fantasy.
La cosa che mi interessava maggiormente, però, non era spiegare soltanto come si modifica la realtà . Era chiedermi cosa succede dopo. Se correggo qualcosa che considero sbagliato, quella correzione produce necessariamente un mondo migliore? E soprattutto, se ogni modifica genera un costo che potrebbe ricadere su qualcun altro, posso ancora considerarla semplicemente una correzione?
È lì che, per me, il meccanismo smette di essere soltanto worldbuilding e diventa il cuore morale della storia.
SDC - Ogni intervento sulla realtà genera un "debito", un prezzo che spesso viene pagato da chi non ha scelto nulla. Come si riflette questa regola sulle dinamiche del mondo e sulla coesione sociale che i lettori troveranno nel volume?
Giulio Signore - Il debito nasce proprio dall'idea che nessuna modifica della realtà possa essere isolata. Quando qualcosa viene corretto, le conseguenze non riguardano soltanto chi ha compiuto quella scelta. Possono propagarsi e coinvolgere persone che non sanno nemmeno che quella decisione sia stata presa.
Questo crea un problema che per me è più interessante del potere stesso di intervenire sulla realtà : la responsabilità . Se sono io a scegliere ma potrebbe essere qualcun altro a pagarne il prezzo, fino a che punto quella scelta appartiene ancora soltanto a me?
Nel primo volume questa regola viene scoperta progressivamente, quindi non volevo presentare fin dall'inizio una società perfettamente consapevole del sistema e organizzata attorno ad esso. Il lettore comprende la portata del debito insieme ai personaggi e comincia a vedere come qualcosa che inizialmente sembra personale possa avere conseguenze molto più ampie.
Ed è proprio qui che entra in gioco la coesione sociale. Nel momento in cui le persone comprendono che le decisioni di qualcuno possono modificare la vita di altri, fiducia, responsabilità e libertà individuale assumono un significato diverso.
Il Debito Aperto nasce anche da questo: non soltanto dal prezzo di una singola scelta, ma da ciò che accade quando quel prezzo rimane nel mondo e qualcun altro deve fare i conti con esso.
SDC - Visivamente e atmosfericamente, a quali immaginari hai attinto per dare forma a questo scenario? C'è un'estetica particolare o un sapore visivo che guida l'immersione nel romanzo?
Giulio Signore - Più che partire da un riferimento visivo preciso, ho cercato di costruire l'atmosfera attraverso una sensazione: quella di trovarsi in un mondo antico, concreto e apparentemente stabile, nel quale però c'è sempre qualcosa che non torna del tutto.
Mi interessavano molto i contrasti. Luoghi che sembrano familiari ma che nascondono regole che ancora non conosciamo, spazi ampi contrapposti a momenti quasi claustrofobici, silenzi e dettagli che acquistano importanza quando il lettore comincia a capire che la realtà potrebbe non essere esattamente ciò che sembra.
Anche per questo non volevo un'estetica puramente fantasy né apertamente fantascientifica. Preferivo che la componente science fantasy emergesse gradualmente anche nell'immaginario, nello stesso modo in cui emerge nella comprensione dei personaggi.
Se dovessi descrivere il sapore visivo del romanzo con poche parole, direi materico, austero e sospeso. Volevo che il mondo sembrasse abbastanza reale da poter essere toccato, ma allo stesso tempo lasciasse costantemente la sensazione che, appena oltre ciò che vediamo, ci sia qualcosa che ancora non comprendiamo.
SDC - Il libro apre le porte a una saga articolata, Il Debito Aperto. Pubblicare il primo volume con un progetto indipendente come VARENIVA che tipo di libertà ti ha concesso nella costruzione di questo universo?
Giulio Signore - La libertà più importante è stata quella di poter costruire la storia partendo dalle sue esigenze, senza doverla adattare a una struttura decisa a priori. Il Debito Aperto nasce come una saga e questo significa poter seminare elementi nel primo volume che acquistano un significato più ampio andando avanti, senza avere la necessità di spiegare o chiudere tutto immediatamente.
VARENIVA nasce anche da questa esigenza. È un progetto editoriale indipendente che mi permette di mantenere il controllo sull'intero processo, dalla costruzione narrativa alla revisione, fino alla pubblicazione. Naturalmente questa libertà ha anche un'altra faccia: significa assumersi direttamente la responsabilità delle scelte e degli eventuali errori.
Per me indipendenza non significa lavorare senza regole. Quasi il contrario. Quando costruisci un universo destinato a svilupparsi attraverso più volumi, devi essere particolarmente rigoroso sulla continuità , sulle conseguenze delle decisioni e su ciò che hai stabilito in precedenza, perché ogni scelta può condizionare quello che scriverai molto più avanti.
La cosa che apprezzo maggiormente è proprio questa possibilità : lasciare che l'universo cresca mantenendo una direzione precisa, ma senza costringerlo dentro una forma soltanto perché sarebbe più semplice da pubblicare o da classificare.
SDC - Manca poco all'uscita italiana, fissata per il 27 ottobre 2026. Qual è la reazione o la riflessione che speri di stimolare di più nei lettori quando chiuderanno l'ultima pagina?
Giulio Signore - La prima cosa che spero è molto semplice: che abbiano voglia di fermarsi qualche minuto prima di passare ad altro. Per me sarebbe già un risultato importante.
Non vorrei suggerire al lettore una risposta precisa, perché il romanzo nasce più dalle domande che dalle risposte. Mi piacerebbe però che, arrivato alla fine, si chiedesse se avrebbe fatto le stesse scelte dei personaggi. E soprattutto se sia davvero possibile stabilire che una scelta è giusta quando le sue conseguenze ricadono anche su persone che non hanno avuto la possibilità di partecipare a quella decisione.
C'è poi un livello più personale. Il prezzo che nessuno ha scelto parla anche di perdita, memoria, legami e di quanto siamo disposti a fare per le persone che amiamo. Spero quindi che, oltre al meccanismo speculativo, rimangano soprattutto i personaggi e ciò che hanno dovuto affrontare.
E naturalmente è il primo volume de Il Debito Aperto. Quindi, accanto alle riflessioni, mi auguro rimanga anche qualche domanda irrisolta e quella sensazione un po' fastidiosa di voler sapere cosa succede dopo. Se accadesse, confesso che non mi dispiacerebbe affatto.
Giulio Signore - La prima cosa che spero è molto semplice: che abbiano voglia di fermarsi qualche minuto prima di passare ad altro. Per me sarebbe già un risultato importante.
Non vorrei suggerire al lettore una risposta precisa, perché il romanzo nasce più dalle domande che dalle risposte. Mi piacerebbe però che, arrivato alla fine, si chiedesse se avrebbe fatto le stesse scelte dei personaggi. E soprattutto se sia davvero possibile stabilire che una scelta è giusta quando le sue conseguenze ricadono anche su persone che non hanno avuto la possibilità di partecipare a quella decisione.
C'è poi un livello più personale. Il prezzo che nessuno ha scelto parla anche di perdita, memoria, legami e di quanto siamo disposti a fare per le persone che amiamo. Spero quindi che, oltre al meccanismo speculativo, rimangano soprattutto i personaggi e ciò che hanno dovuto affrontare.
E naturalmente è il primo volume de Il Debito Aperto. Quindi, accanto alle riflessioni, mi auguro rimanga anche qualche domanda irrisolta e quella sensazione un po' fastidiosa di voler sapere cosa succede dopo. Se accadesse, confesso che non mi dispiacerebbe affatto.
Titolo: Il prezzo che nessuno ha sceltoSaga: Il Debito Aperto, volume I
Autore: G. Signore
Progetto editoriale indipendente: VARENIVA
Genere: speculative fantasy / science fantasy per adulti
Uscita italiana: 27 ottobre 2026
SINOSSI BREVE
Teren vive in un mondo che sembra immutabile, segnato dall’assenza della figlia. Quando scopre che la realtà può essere corretta, si trova davanti a una possibilità impossibile da ignorare. Ma ogni intervento genera un debito, e a pagarne il prezzo può essere qualcuno che non ha scelto nulla. Tra memoria, legami familiari e responsabilità , una ricerca personale diventa una domanda più grande: chi ha il diritto di cambiare il mondo, se il costo ricade sugli altri?
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Preordine Amazon: https://www.amazon.com/dp/B0HG7SCQDQ
Sito ufficiale: https://vareniva.com/







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