Magister Federico Bertolucci.


Se è vero com’è vero che le parole sono importanti e quotidianamente assistiamo allo scempio e all’abuso della lingua, con un effetto di svuotamento del significato, ecco un caso in cui il termine [latino] calza a pennello e altrettanto vale per le parole sotto quell’ombrello semantico.


Bertolucci merita appieno il titolo di Maestro. Versatile come se ne contano sulle dita di una mano, può abbracciare registri e stili molto diversi fra loro, ne è esempio lampante la serie Love, un prIsma di emozioni che spazia dalla tenerezza della fiera leonina con i suoi cuccioli alla violenza inaudita nei confronti di prede o avversari, passando per divertentissime situazioni con goffi elefanti in fuga, o tapiri che precipitano dalle rapide, episodi di terror panico nelle prede inseguite e, talvolta, la visibile soddisfazione quando riescono a salvarsi; e poi sguardi di stupore puro, di curiosità e affetto interrazziale, come alla conclusione del capitolo che vede protagonista il cane. E se questa saga raggiunge il pubblico nello splendore dei colori, la base del disegno è a matita, e questi originali suscitano particolare ammirazione, rivelando la sicurezza della mano e il dominio del segno, nell’immediata eleganza della grafite.


L’artista viareggino è un incredibile direttore degli attori, siano antropomorfi o animali hanno un’espressività di magnusiana memoria, occhi vivissimi, che la narrazione sia grottesca, fantastica o realistica, l’efficacia non cambia, sono vivi… ah, pardon! Sembrano vivi! E questa percezione non si ha solo grazie agli sguardi (peraltro forse l’elemento chiave della rappresentazione grafica di esseri viventi) ma anche alla flessuosità dell’anatomia: torsioni, dinamismo, muscolatura, volumi. Come se fosse la cosa più naturale del mondo, Federico plasma queste creature, teoricamente bidimensionali, tirandole fuori dalla carta, dove si nascondono agli occhi del lettore che mai si aspetterebbe di vederle emergere, col rischio di farsi morsicare. Eppure sono lì, le ho viste apparire. Una volta ebbi modo di chiedere a Bertolucci come avesse lavorato per Love, visto non potevano esserci references fotografiche per tutte quelle posture, e la risposta, innocentemente sincera, fu: “mah, da piccolo ho guardato tutti gli episodi di Quark”, e io non stento a credergli e questo non può che aumentare il mio stupore! Gli stessi animali, d’altro canto, vivono di rappresentazioni stilisticamente molto diverse, che sia il realismo di Love, il fantasy grottesco di Parsifal, il pop lussureggiante de Le vacanze di Donald, o il tripudio del nuovo progetto su cui è concentrato l’autore, un classico per ragazzi rivisitato e quasi pronto per essere sfornato, ogni storia è un pretesto per una nuova indagine formale. E sicuramente non possiamo omettere di citare il sodale di Federico, Frédéric Brrémaud, da anni autore di soggetti e sceneggiature che offrono a Bertolucci gli scenari dentro cui sbizzarrirsi a disegnare il mondo, facendolo esistere.

In occasione di questa mostra antologica si potrà osservare il suo lavoro nelle diverse fasi produttive, e quale che sia lo step in cui si trova, la cura è sempre positivamente maniacale; una volta mi ha confessato di non amare particolarmente gli scenari moderni e urbani, perché “…ci sono prospettive architettoniche, con un sacco di elementi ripetitivi…”, facendomi sorridere, visto che non ho potuto evitare di ribattere come invece i milioni di foglie, le innumerevoli strisce delle zebre [che sono quelle bianche, non quelle nere], gli irti peli delle criniere, le singole piume dei paperi, le infinite venature dei tronchi, e mille altri ancora non fossero dettagli su cui lui debba tornare all’infinito con la stessa coerenza che richiederebbero mille finestre. Ma qui emerge un aspetto centrale nella sua opera: l’amore per la natura, l’empatia che il contesto naturale suscita in lui, lo stimolo in costante rinnovamento per questo artista che sarebbe perfettamente a suo agio a tavola con Maria Sibylla Merian, John James Audubon, Ernst Haeckel o Jacopo Ligozzi.




Federico Bertolucci è naturalista magistrale e un fumettista eclettico, divertentissimo e commovente, che ci riporta all’incanto dell’infanzia, quando alla scoperta del mondo c’innamoravamo di tutto. Fossero paperi, fatine, o la flora e la fauna dell’intero creato (dall’artista disegnati senza guardare neanche una foto, vale la pena ripetere questa nozione straniante). Dalla matita all’acquerello, passando per mezzatinta e tempera, l’immaginario di questo Maestro della Nona Arte sarà esplorabile da Sabato, 17 Ottobre a Domenica, 29 Novembre, presso Krazy Art Gallery.

Giulia Parodi, Michele Ulisse Lipparini & Andrea Tosto


Vernissage

17 maggio dalle 18.00 alle 21.00 - per l’occasione ingresso da Via San Maurilio, 14


18 ottobre - 29 novembre

Via San Maurilio, 16, Milano

MAR - VEN 11.00 - 18.00

SAB - DOM 11.00 / 13.00 14.00 / 18.00

La mostra rimarrà chiusa in data 1 e 2 novembre





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Krazy Art Gallery

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