Dalla cucina ai videogame, alle bambole: così l’arteterapia si trasforma per aiutare le persone fragili
L’Unicusano ha avviato il suo primo master in “Arteterapia: curare attraverso la creatività” coordinato dalla professoressa Francesca Mamo: formare professionisti competenti per aiutare le persone trovare il proprio benessere e coltivare l'autenticità
Cimentarsi ai fornelli, superare missioni giocando al computer, raccontare storie di fantasia con le bambole, dipingere, recitare, leggere un libro o, ancora, ascoltare musica o suonare uno strumento. Sta prendendo sempre più piede in Italia l’arteterapia, disciplina che aiuta le persone a trovare il proprio benessere e coltivare l'autenticità. Per venire incontro alle richieste di terapeuti altamente formati, l’Università degli Studi Niccolò Cusano ha deciso di promuovere quest’anno il primo master in “Arteterapia: curare attraverso la creatività”.
“Viviamo in un’epoca che ci spinge a trovare dei modi per stare bene”, dichiara Francesca Mamo, professoressa e coordinatrice del master. “C’è molta ansia, frustrazione. Molte persone si sono ritrovate a fare dei lavori contro voglia e questo ha aumentato la loro frustrazione”. Attraverso l’arte in senso lato, quindi, possono raggiungere la vera parte di autenticità che è dentro di loro. Un’operazione di maieutica che può essere affidata solamente a professionisti preparati e adeguatamente formati. Obiettivo che si pone l’Unicusano con il nuovo master.
Il progetto, però, compie un ulteriore passo in avanti rispetto alla tradizionale offerta formativa accademica. Perché, per la prima volta, gli studenti affronteranno non solo le metodologie tradizionali a disposizione di un arteterapeuta (come la danza, il teatro, la musica o l’arte), ma anche quelle forme artistiche prima non considerate o demonizzate come la videoludoterapia, la cucinoterapia, la libroterapia e la doll-therapy, ovvero la terapia delle bambole come aiuto alle persone con demenza.
“Per quanto riguarda la cucinoterapia”, spiega la docente Unicusano, “l’utilizzo della cucina in ambito psicologico o riabilitativo si inserisce nel più ampio quadro delle terapie espressive ed esperienziali. L’attività culinaria può favorire diversi processi utili al benessere della persona: regolazione emotiva, attivazione sensoriale, sviluppo della consapevolezza corporea, rinforzo dell’autoefficacia e della capacità di portare a termine un compito. Inoltre la cucina rappresenta spesso uno spazio simbolico legato alla memoria, alla relazione e alla cura, elementi che possono essere valorizzati all’interno di percorsi terapeutici o psicoeducativi”.
“In modo analogo l’utilizzo di videogiochi e strumenti digitali in contesti terapeutici o riabilitativi rientra in filoni di ricerca ormai piuttosto consolidati come la serious games research, la gamification applicata alla salute e gli strumenti di digital therapeutics”, continua Mamo. “In diversi contesti i videogiochi vengono utilizzati per sostenere la motivazione al trattamento, favorire l’allenamento di funzioni cognitive, lavorare su abilità sociali o supportare percorsi riabilitativi, soprattutto in ambito neuropsicologico, educativo e psichiatrico”.
Ma non è solo “teoria”. Esistono infatti anche applicazioni pratiche: nel caso della cucina, ad esempio, attività strutturate di preparazione di ricette possono essere utilizzate in contesti di gruppo per lavorare su cooperazione, gestione delle emozioni, pianificazione e autonomia. In ambito riabilitativo, invece, i videogiochi vengono spesso impiegati per l’allenamento cognitivo, per la riabilitazione motoria tramite sistemi interattivi o per programmi psicoeducativi rivolti a bambini, adolescenti o persone con difficoltà specifiche.
Una volta concluso il master Unicusano, i corsisti avranno la possibilità di avviare la propria attività professionale in contesti clinici, educativi e socio-assistenziali. Potranno collaborare con strutture sanitarie, comunità terapeutiche, centri di riabilitazione, ospedali e reparti pediatrici per il supporto a pazienti con patologie fisiche e psicologiche. Potranno anche lavorare in scuole, centri di assistenza per anziani, associazioni e organizzazioni del terzo settore per lo sviluppo di progetti di inclusione sociale attraverso le arti.

0 Commenti
Cosa ne pensi? Scrivici