L’arte dell’essenziale: sulle orme dei maestri dello haiku
Febbraio è il National Haiku Writing Month, un invito a rallentare e a catturare, in poche sillabe, le sensazioni e le percezioni del mondo circostante
Febbraio, il mese più breve del calendario, diventa ogni anno l’occasione per celebrare la forma più essenziale della poesia giapponese. In questo periodo, infatti, ricorre il National Haiku Writing Month (NaHaiWriMo): ventotto giorni dedicati alla pratica quotidiana dell’haiku, un componimento al giorno come esercizio di attenzione e consapevolezza. Nato come progetto digitale sulla piattaforma nahaiwrimo.com, il NaHaiWriMo riunisce oggi una comunità internazionale di appassionati, offrendo spunti di scrittura e spazi di condivisione aperti a tutti.
Cosa significa scrivere uno haiku?
Scrivere uno haiku — componimento di 17 sillabe suddivise in tre versi, che combina una parola stagionale (kigo) e una cesura (kireji) — significa coltivare un’attenzione profonda all’ambiente circostante: osservare la luce, ascoltare i suoni, sentire il profumo di un fiore o il sapore di un cibo. Significa immedesimarsi in un punto di vista, interiorizzarne le percezioni e restare ancorati al qui e ora.
Al centro dello haiku c’è infatti sempre l’immagine: la poesia non spiega né commenta, ma mostra. Ogni haiku parte da un dettaglio concreto e lascia al lettore lo spazio per percepirlo, viverlo e interpretarlo.
Sono numerose le voci del panorama letterario giapponese che hanno raggiunto fama grazie alla composizione di alcune delle più belle forme di haiku. Tra queste spiccano Matsuo Bashō, Kobayashi Issa e Masaoka Shiki.
Un itinerario nei luoghi dell’haiku
Punto di partenza di questo itinerario letterario non possono che essere i luoghi descritti da Matsuo Bashō, massimo esponente di questa forma poetica. Nel suo diario in forma di prosa e poesia, “Oku no Hosomichi” (“Lo stretto sentiero del profondo nord”), racconta il pellegrinaggio letterario compiuto verso nord est alla fine del XVII secolo da Edo (oggi Tokyo) per riscoprire i luoghi cantati dalla letteratura del passato.
Tra questi, la suggestiva Baia di Matsushima, punteggiata da oltre 200 isolette dalle molteplici forme su cui crescono pini “di un verde intenso e scuro” e dove “i venti del mare hanno scolpito i loro rami in forme di un’eleganza incomparabile”. Un paesaggio sospeso, che sembra nato per essere racchiuso in diciassette sillabe.
Altra tappa è il tempio Risshaku-ji, noto anche come Yamadera: un complesso arroccato tra foreste di cedri e pendici rocciose. Per raggiungerne la sommità occorre salire più di mille gradini in pietra ma la fatica è ripagata da un panorama che invita al silenzio e alla contemplazione. Qui Bashō compose uno dei suoi haiku più celebri. Da non perdere la “Luce eterna del Buddismo”, una fiamma che brucia da oltre 1.000 anni, custodita nella Sala Konponchu-do, ai piedi della montagna. Non lontano sorge il santuario Shiogama Jinja, che domina la baia dall’alto di una collina e che durante l’anno si anima di festival, danze e musica tradizionale, soprattutto nel periodo della fioritura dei ciliegi.
Non molto lontano dalla regione di Tohoku si trova la prefettura di Nagano, che ha dato i natali a un altro nome illustre della tradizione haiku: Kobayashi Issa, poeta capace di trasformare scene quotidiane e piccole creature in versi di straordinaria delicatezza. A lui è dedicato l’Issa Memorial Hall a Shinanomachi, immerso in una natura che ha fatto della forest therapy una pratica riconosciuta e studiata.
Sull’isola di Shikoku, nella città di Matsuyama, nacque invece Masaoka Shiki, riformatore dell’haiku moderno, dove si trova lo Shiki Memorial Museum, a lui dedicato.
Matsuyama custodisce anche uno degli stabilimenti termali più antichi del Giappone, Dōgo Onsen, fonte d’ispirazione per Hayao Miyazaki nella realizzazione de “La città incantata”. Di fronte alla stazione di Dōgo Onsen si trova l'orologio meccanico Botchan Karakuri, ispirato al romanzo Botchan (“Il signorino”) di Natsume Soseki, che ogni ora, con un sottofondo di musica, si anima e rivela i personaggi del romanzo.
Tra altri luoghi iconici della città spicca il Castello di Matsuyama, uno dei pochi castelli giapponesi ad aver conservato l’edificio originale, da cui è possibile ammirare il Mare Interno di Seto.
Sono poi diverse le esperienze in cui cimentarsi, tra cui sessioni di tamburi taiko e la possibilità di indossare un'armatura da samurai. Momento dell’anno perfetto in cui visitarlo è la primavera, stagione in cui la fioritura dei ciliegi tinge di rosa i dintorni. In un’atmosfera rilassata i viaggiatori possono lanciarsi alla scoperta dei sapori della regione provando una delle specialità locali, il taimeshi, piatto a base di riso e pesce.

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