La profezia dell'Armadillo, la recensione


DATA USCITA: 13 settembre 2018
GENERE: Drammatico, Commedia
ANNO: 2018
REGIA: Emanuele Scaringi
ATTORI: Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto, Laura Morante, Claudia Pandolfi, Kasia Smutniak, Diana Del Bufalo, Samuele Biscossi, Vincent Candela
PAESE: Italia
DURATA: 99 Min
DISTRIBUZIONE: Fandango Distibuzioni

"Si chiama profezia dell'armadillo qualsiasi previsione
ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali
spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare
delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli.
Amen."
La profezia dell'armadillo - Zerocalcare

Correvano gli anni 00 (duemila), quando su internet si affacciava un nuovo modo di fare fumetto, o forse semplicemente, un nuovo modo di veicolare il fumetto attraverso internet, quando ormai il boom era scoppiato e dunque su internet ci si stava un po' tutti, per un motivo o per un altro. Anche senza nulla da dire.

Di certo questo non era il caso di Zerocalcare, alias Michele Rech, che con le sue storie raccontava (e racconta tutt'ora) una generazione legata ai mitici anni '80 e '90, una generazione divenuta leggendaria e spazzata (forse) dai millenials che sembrano aver perso quella magia disincantata (ma chi scrive è proprio della vecchia generazione e dunque, in questo caso, sono schierata apertamente).

La profezia dell'Armadillo è il suo primo volume (uscito nel 2011), prodotto in principio da Makkox e distribuito dallo stesso Zerocalcare, che in brevissimo tempo diviene un cult e ristampato molte volte, prima di approvare alla Bao Publishing, la casa editrice che l'ha lanciato all'interno del mondo editoriale a fumetti.

Da quelle storie nasce anche un blog, da dove poi vengono raccolte altre storie per l'uscita di nuovi libri. Dai libri siamo arrivati alla pellicola. Un processo forse inatteso ma che ha fortemente stupito per la brevità con il quale sul grande schermo ci è arrivato.

Ed eccoli dunque apparire sullo schermo la versione in carne ed ossa di Zero (Simone Liberati), di Secco (Pietro Castellitto), dell'armadillo (Valerio Aprea), di Camille (Sofia Staderini) e Greta (Diana Del Bufalo), ma anche di Lady Cocca (Laura Morante, la mamma di Zero) e di Blanka (Samuele Biscossi) e altri personaggi dell'universo che contornano le storie di Zerocalcare.

Questa è dunque la storia liberamente ispirata al fumetto omonimo, ovvero "La profezia dell'Armadillo", divenuto in brevissimo tempo un cult (oltre che un best seller) che come una testa d'ariete, ha riportato prepotentemente i fumetti nelle librerie, ma non nascosti nell'ultimo scaffare in fondo, ma ben in vista.

Un fumetto che ha segnato uno spartiacque nel mondo fumettistico contemporaneo e che ha dato vita a un nuovo filone in crescente rivoluzione.

Ma torniamo al film.

Zero è un ventisettene che vive nella periferia romana. Una periferia che per Zero è comunque il suo regno, da dove difficilmente si separa. La sua vita trascorre tra lavoretti precari e che nulla hanno a che fare con quello che forse vorrebbe essere il suo lavoro, ovvero disegnare. Zero difatti si dedica anche ai fumetti, disegnando locandine per concerti, dischi oppure per manifestazioni e tematiche sociali.

Finchè arriverà quel momento in cui Zero si ritroverà a un bivio, in cui farà i conti con la realtà, una realtà dove i trentenni come Zero al mondo d'oggi sono tagliati fuori. Zero dovrà prendere una decisione (probabilmente già inconsciamente intrapresa) che lo porterà ed essere quello che è diventato oggi. Un cambiamento apparentemente radicale, ma che si cela all'interno di una corazza indistruttibile, ovvero quella dell'armadillo, il suo alter ego, la sua coscienza.

Ma il file rouge che lega il tutto in questo capitolo della vita di Zero è determinato da Camille, la ragazzina che faceva battere il cuore a Zero alle medie ma alla quale poi non si è mai dichiarato (ma si sa che le ragazze lo sanno anche quando non glielo si dice) e che viene a mancare.

Inizia dunque un percorso tra passato e presente, nell'elaborazione del lutto, per una ragazza andata via troppo presto, ricordando i momenti più significativi trascorsi assieme (anche le figuracce o semplicemente le notti trascorse su di un capannone dove si vociferava vi fosse all'interno un mammuth), in contrapposizione alla realtà del presente, di una avventura alla ricerca dell'altra amica Greta, ormai stabilitasi chissà dove nella Capitale.

Immancabile in questa ricerca è il suo amico d'infanzia Secco, un tipo alto, con strane teorie e in fissa con lo spray al peperoncino.

Fisse.

Poichè di fissazioni, rituali e routine spesso ne conpongono il quotidiano, caratteristiche di quella generazione ad oggi spaesata e che talvolta non ha ancora trovato la sua dimensione nel mondo, a differenza dei trentenni della generazione precedente, quando venivano considerati ormai "adulti e vaccinati", con un lavoro e una famiglia, mentre ora sembra non uscire più dall'adolescenza.

Ma torniamo al film.

La pellicola, di cui firma la regia Emanuele Scaringi, è ambientata tra la periferia e il centro città. Le immagini sono spesso panoramiche o mettono in luce alcuni particolari della città di Roma (poichè qui vive Zero) che solo un occhio attento può riconoscere. O solo chi vi vive da anni. Una rappresentazione voluta in questo modo per offrire un più ampio respiro ai personaggi e alla storia. Difatti, i personaggi possono muoversi tranquillamente in una qualsiasi realtà cittadina.

Il cast è stato molto curato e ben selezionato. Simone Liberati, a suo modo, ricreare uno Zero piuttosto credibile nel suo universo e in contrapposizione con la realtà circostante. Grande sorpresa anche per Pietro Castellitto che nel film interpreta Secco. Si direbbe una goccia d'acqua per uno dei personaggi complici di Zero in questo suo racconto intimo ma al contempo condiviso da chi ha vissuto quelle stesse emozioni e sensazioni e ora si ritrova ancora a riderci su o a pensarci malinconicamente.

Valerio Aprea non lo vedrete chiaramente, ma è colui che ha dato vita all'armadillo. Molti forse si chiederanno il perchè sia stato deciso di utilizzare una sorta di "fantoccio" con dentro l'attore, anzichè magari riproporlo in computer grafica o meglio ancora, disegnato. Ebbene, ci hanno provato (come è stato chiarito durante la presentazione del film), ma queste soluzioni poco si addicevano alla storia e al personaggio. L'armadillo (che poi proprio armadillo non è, ma è una sorta di parodia dell'animale) è si una sorta di fantoccio, dunque è figlio di quei pupazzi che abbiamo amato (noi vetusti degli anni '80) nei film tipo Gremlins o La Storia Infinita. Pupazzi che hanno dato vita a un immaginario straordinario per una generazione, al quale (noi) siamo ancora legati. Dunque, questa è stata la scelta più sensata, ovvero quella di ricreare artigianalmente l'armadillo, dandogli vita attraverso la voce e i movimenti del bravissimo Valerio Aprea. Una interpretazione ben riuscita, poichè in realtà è la sua voce ed i suoi toni che danno vita a quella coscienza costruita da Zerocalcare.

Nel film non mancano alcuni camei di attori che hanno voluto esserci a tutti i costi, poichè affascinati in primis dal fumetto ed infine anche dal progetto cinematografico. Tra questi vi sono Kasia Smutniak, la quale interpreta una operatrice ecologica di cui Secco "va in fissa", ma vi è anche Laura Morante, che interpreta la madre di Zero; c'è Claudia Pandolfi che interpreta la madre di Blanka. Vi sono anche un paio di volti noti del mondo dello sport, ovvero Adriano Panatta (che interpreta se stesso) e protagonista di un divertentissimo sketch con Zero ed infine Vincent Candela, il quale interpreta il padre di Camille.

Ad aprire e chiudere la pellicola (non andate via subito appena appaiono i titoli di coda) vi sono anche un paio di minuti animati, i quali rappresentano gli elementi più politicizzati dell'opera di Zerocalcare.

Alla fine vi starete chiedendo: ma è la trasposizione esatta del fumetto o no?

Se è questo che volete sapere la risposta è no. Ma buona parte di quel volume è all'interno del film. La pellicola è di più ampio respiro, offrendo allo spettatore una visione diversa di quella che ognuno di noi ha recepito, immaginato e collocato nella memoria dopo la lettura del fumetto. La pellicola offre spunti diversi, ma non si discosta molto (a mio avviso) dal personaggio e dal suo universo.

E' un universo che offre più letture contemporaneamente e nel film si è evidenziato molto più l'elemento dell'elaborazione del lutto, a discapito di alcuni elementi chiave che caratterizzano il fumetto di Zerocalcare, anche se vi sono alcune parti divertentissime e tutte da ridere.

Vi sono anche alcuni elementi provenienti da altri fumetti di Zerocalcare: sta a voi individuarli, se siete suoi lettori accaniti li ritroverete facilmente. Ma il film è assolutamente godibile anche da coloro che non ne hanno mai letti di suoi fumetti.

Tutto sommato, è una piacevole pellicola che sa far emozionare. Un "esperimento" che auspico possa essere ripetuto magari con altre storie di Zero, come "Dimentica il mio Nome" o "Macerie Prime".

SDC

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