EsotericArte, la recensione

EsotericArte
a cura di Stefano Coccia

    Liberiamoci dalla banalità di questi anni. Abbandoniamo protesi al silicone, glutei scolpiti, tecnologia digitale, fuoristrada TDI. Entriamo nel medioevo, e cominciamo a respirare quel profumo d'infinito che alberga in ognuno di noi!
    Elio Crifò
    La locandina del Teatro Vittoria offre già indicazioni importanti: "I misteri nell'arte italiana medievale". E a seguire "un viaggio tra esoterismo, simbologia, numerologia". Ma per questa versione di EsotericArte, spettacolo scritto e interpretato da un bravissimo Elio Crifò, è stata introdotta una novità importante che ha considerevole spazio in cartellone, come è giusto che sia: "con la partecipazione di Vittorio Sgarbi". Sì, perché in realtà noialtri possiamo dire di essere tra i fortunati che si trovavano al Teatro Belli il 14 gennaio scorso, quando EsotericArte è stato messo in scena per la prima volta. πάντα εῖ. Tutto scorre. "Todo cambia". E così ora il format dello spettacolo è cambiato: le tre date romane del 27, 28 e 29 novembre ci mostrano qualcosa di sensibilmente diverso nella durata e nella struttura dello show, reso ancora più ricco sul piano culturale. Dopo la vulcanica performance scenica dello stesso Elio sono infatti previste partecipazioni illustri come quella del Professor Sgarbi, con tutto il peso della sua ricerca approfondita e volendo anche originale su alcune figure emblematiche dell'arte italiana di quel periodo, il Medio Evo. Una mossa intelligente ed accorta, quella di Elio Crifò, poiché la popolarità di Sgarbi farà da traino ulteriore a un evento teatrale che sta già riscuotendo notevole interesse. Ma al tempo stesso una mossa motivata in modo per niente banale: come seguendo un abbozzo di dialettica hegeliana, le due parti della rappresentazione stanno stabilendo tra loro un proficuo dialogo. Da un lato Elio riprende con la verve che gli conosciamo il discorso così stimolante della lettura esoterica e quindi simbolica di determinate esperienze artistiche. Poi però interviene la lectio magistralis di un Vittorio in grande spolvero, il quale, riprendendo il discorso dall'attività di Giotto in Toscana ed allargandolo ad alcune figure coeve meno conosciute ma non meno importanti, per lo sviluppo in chiave umanistica dell'arte medioevale avvenuto anche fuori dall'alveo della Firenze medicea (ma pochi lo sanno), sposta nuovamente l'asse interpretativo in una prospettiva essoterica, cui è alieno il mistero. Completando così un cerchio che non sarà forse quello proverbiale del suddetto Giotto, ma che per accuratezza gli somiglia molto. Chapeau ad entrambi.
    Volendo noi suggerire tanto la presenza scenica di Elio Crifò che il valore di quella ricerca sulle fonti, per la quale si è avvalso della supervisione storico-artistica della Prof.sa Annamaria D'Achille, docente di "Storia dell'Arte medievale" presso l'Università La Sapienza di Roma, ci limiteremo a riproporre qui alcune delle osservazioni già pubblicate (da cui il corsivo) sulla rivista Sul Palco, in occasione del debutto di EsotericArte avvenuto lo scorso gennaio: Siamo soliti riferirci al Medio Evo come i "secoli bui", ma il buio mentale non sarà forse più una prerogativa dell'epoca oscura (e oscurantista) che stiamo attraversando, con la sua dilagante crisi di valori, la mercificazione di ogni aspetto della vita quotidiana, la mortificazione costante dell'arte e della cultura? Tali considerazioni si riflettono poi, nel prosieguo della rappresentazione, in una appassionante ricognizione dell'arte e della cultura medioevale che Crifò sa condurre in modo avvincente, serio senza mai risultare pedante, avvalendosi a livello scenografico di un ampio corredo di immagini che illuminano il pubblico sui possibili significati, anche quelli più reconditi, delle opere prese in esame.

    Un po' lezione di storia dell'arte e un po' situazionismo puro, insomma, con quella folgorante ironia cara all'autore ad aprire ulteriormente le menti. E così si scopre tutti insieme un mondo raffinatissimo fatto di simboli, di interpretazioni allegoriche, di tracce misticheggianti, di riferimenti più o meno criptici alla numerologia. Dalle meravigliose testimonianze della presenza bizantina a Ravenna all'epopea di Federico II di Svevia e di Castel del Monte, dalle fondamentali figure di Dante e di Giotto ad altri risvolti iconografici del periodo forse meno noti, ma ugualmente degni di nota, come ad indicare la profondità e la qualità della ricerca compiuta con la supervisione di una docente esperta come Annamaria D'Achille dell'Università La Sapienza di Roma.

    Erudizione e intrattenimento si fondono così mirabilmente. E da apprezzare, assieme alla tenuta di un interprete capace di sostenere da solo sul palco il peso di uno spettacolo impegnativo, che si snoda per oltre un'ora, vi sono anche quelle scelte un po' stranianti, come i rimandi estemporanei a classici del rock (vedi i Genesis, citati più volte), con cui Crifò costruisce ponti tra passato e presente, alimentando così la partecipazione sensoriale, emozionale ed intellettiva del pubblico.

    Ecco, rileggendo quanto da noi scritto a suo tempo, restiamo semmai perplessi di fronte a come avevamo glissato su alcuni aspetti decisamente forti della performance, soprattutto per quanto concerne certi voli pindarici riferiti a episodi controversi del presente o comunque della Storia contemporanea: dai riferimenti alla vicenda assai scomoda di Ezra Pound (uomo di immensa cultura riscoperto da Pasolini stesso) e del suo trattamento disumano da parte Alleata a certe velate ipocrisie di Obama, emerse nel suo ricordo in fondo reticente dei crimini di guerra americani in Giappone. Hiroshima e Nagasaki, per chi non avesse ancora compreso.

    L'ennesimo fil rouge di questo stupefacente spettacolo è a nostro avviso proprio il coraggio esibito, da parte di entrambi i mattatori, nel legare (ciascuno dalla sua prospettiva, esoterica in un caso ed essoterica nell'altro) i significati e le spinte creative di un'epoca remota, ma ricca di stimoli culturali, alla povertà interpretativa del presente. Non si è infatti sottratto al gioco lo stesso Sgarbi, che, nella giornata inaugurale dello spettacolo, ha saputo aggiungere a una raffinata lezione di Storia dell'Arte qualche piccola provocazione, tipo quelle stilettate sull'orientamento attuale del Cattolicesimo che hanno sollevato in sala qualche brusio. Reazioni del pubblico (o meglio, di una sua piccolissima frazione) tali da dimostrare che Vittorio, nel parlare dell'inadeguatezza di Bergoglio non con superficialità ma con indubbia sottigliezza, è riuscito in qualche modo a smuovere le acque troppo spesso immobili del pensiero.
    Stefano Coccia



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