"Il Piccolo Fuhrer" di Shockdom, la recensione

  • A cura di: Stefano Antonucci, Daniele Fabbri, Mario Perrotta
  • Formato: 13x18 cm
  • Cartonato con sovracoperta.
  • 96 pagine a colori
  • prezzo 10 euro.
  • ISBN 9788893360678

Sicuramente il titolo di questo volume della Shockdom, curato da Stefano Antonucci, Daniele Fabbri e Mario Perrotta, ricorderà ai più uno dei libri più amati da adulti e bambini, ovvero Il Piccolo Principe, di Antoine de Saint-Exupéry.

L'accostamento con il Il Piccolo Fuhrer di Hitler vi sembrerà azzardato, ma è quello che realmente è: Il Piccolo Fuhrer non è altri che la riscrittura de Il Piccolo Principe in chiave nazista.

Leggenda narra che l'autore (Hitler) decise di scrivere un manuale per i giovani, affinchè la propaganda nazionalsocialista raggiungesse anche le menti più malleabili ed in tenera età.

Nel 1933, otto anni dopo la pubblicazione del Mein Kampf, Hitler decise di scrivere ed illustrare personalmente un libro per ragazzi, sotto consiglio di Joseph Goebbels. Il titolo iniziale dell'opera fu "Gioventù Hitleriana contro menzogna, stupidità e codardia", ma Goebbels suggerì di ribattezzare col titolo di "Der Kleine Führer", ovvero Il Piccolo Führer.

Il manoscritto è rimasto però incompiuto e dopo una piccolissima diffusione sperimentale nei gruppi giovanili non fu mai pubblicato a livello nazionale.

Ma ecco che Il Piccolo Fuhrer emerge da polverosi archivi segreti da Daniele Fabbri, Stefano Antonucci e Mario Perrotta, che ne curano l'edizione italiana per Shockdom, ove sono presenti anche gli originali acquerelli realizzati da Hitler, naturalmente adeguatamente restaurati.

Una parodia insomma di quel libro che ha fatto sognare intere generazioni, salvo alcuni che ritengono il libro di Antoine de Saint-Exupéry come qualcosa di troppo zuccheroso, ma così tale da "abbattere" ogni taboo, tanto da trovare una chiave ironica per trasformare il sognatore e delicato principino in uno spietato essere a caccia di topi.

Attenzione, questa operazione editoriale non vuole essere una sorta di propaganda, anzi, tutt'altro. Lo scopo è quello di poter far conoscere attraverso il linguaggio surreale, a tratti comico, (seppur "nascosti" da velata amarezza, visti i risvolti noti della vicenda storica) la fantasiose e astruse visioni di un megalomane che ha scatenato la seconda guerra mondiale e milioni di morti.

Il volume è interamente a colori, l'impaginazione ed i capitoli ricalcano nella forma e nella struttura quella de Il Piccolo Principe, ed i contenuti sono stati chiaramente riadattati a quell'idea mostruosa che può scatenare ne Il Piccolo Furher un senso sì di ilarità, ma scavando in profondità, anche un senso di amarezza.

Gli acquerelli, seppur abbiano come protagonista proprio lui, il Fuhrer, donano a un primo impatto un senso di rilassatezza, ma guardandone bene i dettagli vi accorgerete di quanto essi facciano la differenza.

Anche il Fuhrer è stato bambino e chissà cosa ha vissuto, per diventare quello che è stato da adulto.

Forse Stefano Antonucci, Daniele Fabbri e Mario Perrotta riescono a darcene una propria visione.


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