Intervista a Maddalena Menza, autrice del libro Parole e Cartoons - Il linguaggio delle fiabe e il cinema d'animazione

Parole e Cartoons – Il linguaggio delle fiabe e il cinema d'animazione (224 pag, 20 euro, Isbn 978-88-97805-68-7), di Maddalena Menza, edito da Arbor SapientiaE

Il volume Parole e Cartoons – Il linguaggio delle fiabe e il cinema d'animazione è un viaggio nel mondo poco conosciuto del cartoon italiano


Come nasce l'idea di "Parole e Cartoons - Il linguaggio delle fiabe e il cinema d'animazione"?
Lo spunto è nato dal mio ricordo di quando ero piccola e dalla forza che hanno sempre avuto su di me le storie, le fiabe, apparentemente "la cosa più inutile che ci sia", in realtà indispensabili per una crescita armonica. 

Ha contato molto anche la mia esperienza di madre e di maestra perché ho potuto osservare quanto contano le fiabe e in particolare la fiaba cinematografica per i bambini di oggi. Così ho voluto esplorare un mondo quello del cinema animazione italiano, ricco di ottimi risultati, piuttosto sconosciuto, che pochi altri hanno percorso (e questo per me è un vanto) attraverso il filo rosso della fiaba.



Quali sono gli argomenti ed i protagonisti di questo viaggio all'interno del mondo disegnato?
Gli  argomenti sono quelli della fiaba classica in cui il predestinato, il puro di cuore, il debole (in cui il bambino si riconosce) pur se circondato da forze ostili che si oppongono al suo successo, riesce a  sconfiggere i mostri e ad avere la necessaria rassicurazione che ce la può fare perché esiste una giustizia superiore. 

Nel viaggio che ho percorso c'è Amin dalle Mille e una notte, che è il puro di cuore, povero ma musicista celestiale, innamorato della principessa e da lei ricambiato, poi c'è Vip, apparentemente fratello debole e sfortunato rispetto a Supervip, che salva la società dal potere di Nervostrella, Francesco della Freccia azzurra il povero orfano che avrà un vero amico un cane come premio della sua bontà, poi Alice e Giamburrasca che sovvertono l'ordine logico e sono i ribelli, Momo, la bimba venuta dal niente che fa tremare i signori grigi che hanno il mano le nostre vite succhiano il tempo, poi i gatti e la gabbianella che invitano i bambini ad accettare le differenze (un gatto che deve insegnare a volare), fino al simbolo italiano Pinocchio di D' Alò, l'anarchico per eccellenza, che mette in ridicolo le ipocrisie della società che lo circonda, lui che dice bugie ed è il più sincero di tutti.

Insomma un panorama straordinario se solo si pensa che Pinocchio è il libro più tradotto dopo la Bibbia, ed è italiano.       

C'è ancora chi, al giorno d'oggi, ancora pronuncia quella "mitologica" frase <<... ma alla tua età vedi ancora i cartoni animati?>> o finalmente ci si è resi conto della potenza e della profondità di alcune opere?
Sicuramente sì. In questo in Italia siamo un po' svantaggiati perché si ritiene che animazione coincida con l'infanzia invece il cinema d'animazione riesce ad essere molto più corrosivo e graffiante (si pensi ai Simpsons o a Shrek) grazie alla sua essenza di linguaggio astratto, visionario, disegnato.

Quali sono i lavori più interessanti degli ultimi anni che lanciano nuovi e promettenti professionisti e protagonisti del mondo dei cartoons?
In Italia l'uomo che ha coniugato brand e successo del prodotto con le tematiche classiche delle fiabe dove le forze del Bene sconfiggono le forze del Male e le protagoniste sono donne con un tratto grafico orientaleggiante e modaiolo (s'ispirano alle attrici più famose) è sicuramente Iginio Straffi, l'autore delle Winx , viste in 150 paesi del mondo e ancora in crescita, che hanno portato a una diffusione planetaria di questi personaggi che forse devono parte del loro successo al fatto che molti non sanno essere italiane.

Qual è il cartone che più hai apprezzato? O il personaggio simbolo della tua infanzia?
Mi è piaciuto molto Momo alla conquista del tempo perché la tematica dei signori grigi che svuotano le vite degli uomini sempre di più e di questa bambina strana che ha il potere di far dire agli altri la verità e sembra così irreale ma poi è la più reale di tutti, mi ha incantato e la ritrovo in questa società in cui tutto deve essere sempre funzionale, pericolosamente utile e porta l'individuo all'isolamento e alla disperazione.

Nella storia di Momo, i bambini non sanno più giocare, hanno bisogno di "animatori" per imparare a correre…  E' orribile! Speriamo non accada mai.

Riguardo il filone fiabesco invece, come si è sviluppato questo linguaggio oggi rispetto al passato?
Ho ritrovato nel cinema d'animazione italiano un richiamo alla tradizione classica dove i buoni prevalgono e i cattivi vengono puniti. Invece nel mondo disneyano si è a poco a poco cercato di omologare la fiaba togliendole il suo potere eversivo e "normalizzandola"  e quindi "inquinando" la fantasia dei bambini.

Qual è la tua fiaba preferita?
Mi piace molto Cenerentola, la disprezzata fanciulla che alla fine trionfa perché la fata buona sa che è pura, ma anche Hansel e Gretel, che racconta tutta la crudeltà dell'abbandono, della separazione dai genitori, che io però raccontavo ai miei figli mescolandola con altre fiabe, la fiaba napoletana dei fratellini Franceschino e Franceschina, e poi Cappuccetto Rosso e Il Brutto anatroccolo.

Essendo madre di una bambina, quali differenze (se ve ne sono) riscontri tra la tua infanzia e quella di tua figlia, riguardo le tematiche del tuo libro?
Sono in realtà madre di una splendida ragazza (e di uno splendido ragazzo) e ho notato che le fiabe, soprattutto quelle cinematografiche odierne, sono più edulcorate di quelle che raccontavano a me o che vedevo io.

Però ricordo che quella che Irene preferiva da bambina era una fiaba che le raccontavo io, mescolando varie storie di Hansel e Gretel che tornano con un tesoro dai loro genitori (che li hanno abbandonati) e quindi costretti a misurarsi con il mondo e sfuggono all'orco indossando gli stivali dalle sette leghe per essere velocissimi e poi le piaceva Bianchina e Rosetta o Riccioli D'oro.

La situazione dei nostri bambini è molto strana perché da un lato c'è una sorta di pudore a raccontare cose "paurose" come le fiabe classiche, dall'altra si espongono a immagini violentissime come i telegiornali o certi videogiochi, senza battere ciglio.

Come il linguaggio cinematografico d'animazione si mescola con la realtà dei ragazzi e li aiuta ad osservare il mondo in maniera diversa?
Perché è un linguaggio astratto visionario affine alla pittura da un lato alla musica dall'altro e così permette di rappresentare le critiche più feroci nei confronti della nostra società globalizzata che il cinema dal vero di denuncia non riesce a fare nello stesso modo.

Quali sbocchi per il futuro per coloro che magari intenderanno proseguire su questo sentiero, non soltanto da spettatori?
Se dei giovani s'incamminano su questa strada con molta caparbietà, credo che potranno presentare anche le nostre storie italiane, i nostri personaggi senza timore. Per me bisogna essere più vicini alla propria cultura per ritrovare il piacere della narrazione, che non a caso si oppone alla globalizzazione.

La fiaba anche cinematografica rimanda all'identità, alla cerchia ristretta del piccolo gruppo ed è il contrario dell'omologazione, è distinta, non confusa e intercambiabile.

Il messaggio che vorrei dare ai giovani italiani è sostanzialmente di non arrendersi, di studiare, di restare nel proprio paese, di avere una sana testardaggine come quella che ho avuto io: non pensare che tutto sia inutile o peggio già deciso.

Il peccato più grande della classe dirigente è sprecare l'energia dei giovani convincendoli che non saranno mai protagonisti.

Progetti ai quali stai lavorando?
Sto ultimando un libro di fiabe, poi sto lavorando ad un aggiornamento sul libro dedicato a Ferzan Ozpetek "Il viaggiatore dell'anima" completato dai nuovi film e poi, per scaramanzia, da buona figlia di napoletani, non dico niente, perché se no il progetto … va in fumo e buonanotte!

Ringrazio molto per queste domande che hanno confermato la mia idea dell'interesse suscitato dal mio piccolo libro.



L'autrice
Maddalena Menza, giornalista, scrittrice e docente, è laureata in Storia dello Spettacolo e dottore di ricerca in Pedagogia. Ha preso parte alla scuola drammaturgia di Eduardo De Filippo e ha lavorato con Federico Fellini nel film La voce della luna e con diverse produzioni teatrali. Specializzata in cinema e letteratura per l'infanzia ha scritto diversi libri dedicati a Tofano (Sergio Tofano e il signor Bonaventura, edito da Kappa), a Carlo Ludovico Bragaglia, Ferzan Ozpetek (Il viaggiatore dell'anima, edito da Kappa) e alcune fiabe per bambini in corso di pubblicazione. Redattrice di Pepe verde, Teatro Cult e Campo dè Fiori, per i suoi libri ha ricevuto riconoscimenti tra cui il Premio Ricomincio da Roma del 2013 e il Trofeo Penna d'autore di Torino.

Il libro è disponibile in vendita online sul sito della casa editrice www.arborsapientiae.com e presso la Libreria La Leoniana di Roma (Via dei Corridori, 16).

SDC

A6 Fanzine: fumetti, cinema, musica, giochi, festival, fiere, racconti e molto altro!

Nessun commento:

Posta un commento

Cosa ne pensi? Scrivici