Bello bello in modo assurdo: su Best Movie di febbraio intervista a Ben Stiller per il suo ritorno in Zoolander 2



Bello bello in modo assurdo: su Best Movie di febbraio la nostra intervista a Ben Stiller per il suo ritorno in Zoolander 2
Derek Zoolander – un uomo cinque sillabe, l'idiota più figoso del grande schermosta per tornare. A quindici anni di distanza dal primo film, diventato un cult, Ben Stiller è pronto a sfilare di nuovo nei panni del fashion model più improbabile del grande schermo. Nella nostra intervista ci racconta com'è stato tornare sul set in compagnia dell'amico Owen Wilson insieme alla new entry Penelope Cruz, e di come la mitica espressione Blue Steel ormai faccia addirittura parte della sua vita: «Da quando sono rientrato nel personaggio mi capita di fare questi sguardi anche involontariamente, per esempio nelle foto serie o in quelle di famiglia. E poi mi tocca scusarmi...».


Aspettando le premiazioni dell'Academy il prossimo 28 febbraio, nello speciale Facce da Oscar abbiamo eletto e intervistato i nostri attori preferiti di questa stagione dei premi: da Eddie Redmayne, in corsa per The Danish Girl, a Will Smith che, seppur fuori dalle nomination, ci ha conquistato con il suo Zona D'ombra. Per arrivare a Mark Ruffalo, giornalista coraggioso in Il caso Spotlight, e infine Brie Larson, per la sua commovente interpretazione in Room di Lenny Abrahamson. All'interno anche la cronaca della serata dei Golden Globe e l'elenco completo delle candidature per l'ambita statuetta.

Nel focus Cinecomic all'italiana torniamo invece a parlarvi di uno dei film nostrani più attesi: Lo chiamavano Jeeg Robot. Per raccontarvelo abbiamo intervistato il regista Gabriele Mainetti e i tre protagonisti: Claudio Santamaria, Luca Marinelli e Ilaria Pastorelli.

Zerocalcare prende ancora di mira i serial Tv, "sparando a zero" sulla serie Ash Vs Evil Dead.

Nella sezione Screen vi presentiamo gli inediti in home video Son of a Gun, con Ewan McGregor e Alicia Vikander, e Danny Collins – La canzone della vita, con Al Pacino nei panni di un'ex rock star. Oltre alle recensioni delle serie Tv The Leftlovers 2, Homeland 5, The Knick 2 e Fargo 2, e all'approfondimento sul videogame Far Cry Primal.

Troverete anche lo speciale sul nuovo serial Tv Vinyl, prodotto da Martin Scorsese e incentrato sugli eccessi della scena rock americana negli anni '70. All'interno la nostra intervista a Olivia Wilde, che interpreta Devon, la moglie dell'impetuoso discografico Richie Finestra (Bobby Cannavale).

Su Best Movie di febbraio inauguriamo la nuova rubrica A scena aperta, in cui Roberto Recchioni – fumettista e romanziere, oltre che curatore di Dylan Dog per Sergio Bonelli Editore – svela i segreti della sequenza più bella tra quelle dei film in arrivo in home video. Protagonista del primo appuntamento è Sicario di Dennis Villeneuve, con Josh Brolin, Emily Blunt e Benicio Del Toro.

Non manca poi la guida ai film più attesi del mese: dal nuovo western di Tarantino The Hateful Eight, alla rivisitazione in chiave horror di un classico in PPZ – Pride and Prejudice and Zombies, dallo sci-fi La quinta onda al cinecomic Deadpool, dalla commedia con Dakota Johnson Single ma non troppo ai tradimenti "social" raccontati da Paolo Genovese in Perfetti Sconosciuti, dal commovente The End of the Tour all'inchiesta contro la pedofilia raccontata in Il caso Spotlight; dall'ultima trasformazione di Eddie Redmayne in The Danish Girl alle divinità in CGI di Gods of Egypt.

Infine, nella rubrica Dentro le nuvole dedicata al mondo dei comics, l'intervista a Claudio Acciari, l'autore di Meka Chan: graphic novel ispirata alla tradizione nipponica, tra le opere di Hayao Miyazaki e di Leiji Matsumoto, il papà di Galaxy Express.

Ecco un estratto dell'intervista a Ben Stiller realizzata da Andrea Carugati e pubblicata su Best Movie di febbraio:
Fare un sequel di un film cult comporta sempre il doppio dei rischi, no?
«Sì, e non esiste una ricetta. Quindi mi concentro su ciò che sembra divertente, quello che mi fa ridere, sperando poi piaccia agli altri. L'idea era di fare un film che fosse perfino migliore, ma anche se ci fossimo riusciti, è difficile competere con l'idea che la gente ha in testa della pellicola originale. Il pubblico si è affezionato a quella storia, ai personaggi, agli scherzi».

E quindi?
«Intanto abbiamo cercato di non fare un bagno di nostalgia, o la stessa identica cosa. Certo, ci sono molte situazioni che ritornano, e siamo riusciti a riunire tutto il cast, anche Will Ferrell, cui tenevo molto. Ma abbiamo provato a dargli un nuovo sapore: nuove ambientazioni, una sua storia e uno stile diverso».

Quindici anni non sono pochi...
«Siamo tutti più vecchi e la cosa ha una certa importanza anche nello svolgersi del racconto. Sono cambiato io stesso, ed è un bene: a quei tempi non avevo figli e pensavo alle cose in un altro modo. Oggi non mi capita più così spesso di fare commedie oltraggiose e quindi mi sono sentito libero di godermela. Certi automatismi, certe logiche comiche non sono cambiate e me ne sono accorto rapidamente, anche se all'inizio mi pareva tutto un po' artefatto, eravamo un po' ingessati. Poi, dopo una settimana di riprese, tutto ha acquisito naturalezza».

Ecco un estratto dell'intervista a Eddie Redmayne realizzata da Giorgio Viaro e pubblicata su Best Movie di febbraio

Qual è stata la sfida più difficile di The Danish Girl?
«Cerco sempre di essere autentico, e una delle cose più intriganti di questo film è che un concetto apparentemente così semplice come la necessità di trovare se stessi sia in realtà una nozione complessa, perché se sei un trans e devi fronteggiare la società, il percorso si fa complicato».

Avete girato il film in ordine cronologico?
«No, ed è stato strano: le riprese della prima parte del film si sono svolte a Copenaghen, poi siamo passati direttamente a girare la parte finale, senza le scene ambientate a Parigi nel mezzo. Ho dovuto quindi saltare alla trasformazione di Lili. Rendere questo salto senza aver girato la parte centrale, quella della presa di coscienza e dell'operazione, è stato duro».

Sei uno che si porta a casa il personaggio?
«Mi piace pensare che tra le mura domestiche sono me stesso. Però l'impegno che devi mettere quando reciti un personaggio in un film, è totale: il fare cinema è un processo costantemente in bilico, è diverso dal teatro, perché quando ti cali in un momento preciso del personaggio, subito dopo che il regista ha detto "azione!", può succedere che ci sia un problema con le luci e che tu ti debba bloccare. Perciò è importante imparare a saper ritrovare quel preciso momento, restare sempre focalizzato».


Ecco un estratto dell'intervista a Mark Ruffalo realizzata da Fiaba di Martino e pubblicata su Best Movie di febbraio

Qual è stata la difficoltà maggiore nel girare Il caso Spotlight?
«È impegnativo interpretare delle persone reali, con cui hai parlato e che hai avuto modo di conoscere. E poi ci sono le vittime, che hanno davvero sofferto, e in mezzo una delle più importanti istituzioni del mondo, la Chiesa. Ero consapevole di tutte queste cose, che aumentano l'importanza e la responsabilità di ciò che facevo».

Quali sono le caratteristiche che hai cercato di trasmettere di Rezendes?
«Mike è una persona che si impegna perennemente, è attento, empatico e curioso anche al punto da infastidire le altre persone. Tutto ciò un attore lo rende evidente lavorando sul fisico, sul modo in cui il personaggio ascolta e guarda alle cose. Mike si sentiva un outsider, perciò c'è anche un certo grado di paranoia in lui. Tutto questo, in qualche modo, mi è rimasto, ed è una cosa utile se devi rigirare delle scene. D'altra parte i miei ruoli me li porto tutti dentro, è come se crescessero insieme a me».

Come scegli le parti da interpretare?
«Se un ruolo mi fa paura, se rappresenta una sfida e lo sento fuori dalla mia portata, mi intriga. Un ruolo deve eccitarmi e spaventarmi, esprimere qualcosa che sento. E poi ovviamente mi regolo in base al tempo che dovrò passare lontano dalla mia famiglia, e in base al compenso, è anche così che funziona. Inoltre, quando prendi parte a grossi blockbuster, è più facile trovare finanziamenti per progetti più piccoli. Perciò occorre fare una scelta, che comunque non travalichi le tue convinzioni personali, la tua moralità. Il punto della mia carriera è fare questo: fare il mio lavoro e farlo al meglio».

Best Movie di febbraio 2016 è in edicola dal 26 gennaio.
Il magazine e il sito di Best Movie (www.bestmovie.it) sono disponibili anche nelle edizioni multimediali e interattive su iOS, Android e Windows 8, grazie a due app dedicate, a cui si aggiunge Best Movie Plus, attraverso la quale è possibile scaricare e recuperare le edizioni speciali di Best Movie. Segnaliamo il nuovo aggiornamento per l'applicazione iBest Movie (progettata per smartphone, ma compatibile anche con tablet e disponibile gratuitamente per i device iOS e Android), rinnovata con un menu rivisto e razionalizzato, un design aggiornato, e una navigazione resa più stabile, semplice e veloce. L'app è ora pronta a farvi da prima finestra su tutto ciò che riguarda la Settima Arte. Uno sguardo completo, intuitivo e multimediale su tutto ciò che accade nel mondo del cinema, aggiornato in tempo reale con le news pubblicate sul sito. Senza dimenticare l'accesso alle trame e ai trailer dei film, e la funzione Cerca Cinema, che offre la possibilità di rintracciare le sale più vicine che proiettano il film che cercate.

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